Ghirelli: «Si gioca avanti» Ma ci sono tre ipotesi nel caso di stop al torneo

Francesco Ghirelli in una immagine dell'11 marzo 2019. ANSA/CIRO FUSCO
Francesco Ghirelli in una immagine dell'11 marzo 2019. ANSA/CIRO FUSCO

TRIESTE

«La Serie C va avanti e lo fa nel rispetto e nella tutela della salute. Riteniamo che questo sia il compito della Lega, avendo cura di rapportarsi alla situazione epidemiologica del Paese e, altresì, seguire le indicazioni sanitarie. Oggi si gioca. Se non si giocasse sarebbe un segnale negativo che andrebbe oltre il calcio». Il presidente della LegaPro FRancesco Ghirelli tira dritto e non accenna alla possibilità di uno stop nonostante parecchi dei club, Triestina compresa, stiano denunciando le difficoltà ad andare avanti senza rendere il campionato più anomalo di quanto già non lo sia stato in questi primi due mesi. Il presidente non si sbilancia su un eventuale stop temporaneo. Prima di tutto perché aspetta le indicazioni federali dopo le esperienze negative primaverili e poi perché non vuole frustrare gli sforzi organizzativi ed economici che le società della terza serie stanno applicando per giocare nella massima sicurezza possibile.

Una pausa di qualche settimana, come ha dichiarato l’amministratore unico dell’Unione Mauro Milanese che non è il solo, non mortificherebbe quanto fatto finora a patto che le prime nove giornate (e quelle prossime) siano la base di partenza per la ripresa. In un paio di settimane si potrebbe far sfiammare alcuni focolai, senza gare e trasferte, e magari ci sarebbe lo spazio per predisporre i recuperi al fine di rimettere tutte le squadre alla pari. Sul piano politico poi un’azione collettiva potrebbe esercitare una certa pressione sul Governo per una serie di aiuti economici che non sono più procrastinabili. I tempi ci sono per una C che non ha impegni internazionali. E poi non c’è da escludere che, con l’aggravarsi dell’epidemia, non sia lo Stato a imporre lo stop. Durante l’estate non è stato predisposto un piano B come in molti chiedevano. Sul tavolo comunque ci sono tre ipotesi: concludere la regular season senza code, disputare solo l’andata con play-off, oppure decidere promozioni e retrocessioni solo con i play-off allargati.

Memori delle diatribe della primavera scorsa il format si può ancora mantenere (magari accorciando i play-off) e giocando fino a giugno. E chissà che più in là non si apra qualche spiraglio per rivedere un po’ di pubblico negli stadi. Ma bisogna fare presto. Prima che la pandemia moltiplichi ulteriormente il numero dei rinvii portando al collasso il torneo, prima che il virus aggredisca ancor di più le rose alterando i valori tecnici in campo, prima che si materializzi il default finanziario di una miriade di club. Urge una decisione che si attende da mesi. —



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