Granoche: «Sarò il nuovo goleador»

Il sudamericano: «Il modulo 4-4-1-1 è una novità per me, ma mi è congeniale»
TRIESTE
La difesa del Ravascletto non sarà certo quella del Mantova o del Bologna. Così come la condizione generale dei giocatori della Triestina è ancora ben lontana dal top. Ma, qualche piccola indicazione positiva (comunque da confermare in uscite più probanti), la prima amichevole della stagione l’ha data. In primis, i sostenitori rossoalabardati hanno scoperto che l’oggetto misterioso Pablo Granoche non è una meteora giunta dall’Uruguay in riva all’Adriatico per caso o grazie esclusivamente al lavoro incessante dei procuratori.


L’ex punta dei messicani del Toluca e del Veracruz, 24 anni da compiere a settembre, ha bagnato il suo esordio da titolare (in virtù dell’assenza del convalescente Della Rocca) con tre reti in 45 minuti. A doppietta già acquisita, per la verità, ha fallito due opportunità in modo talmente sciagurato da far accapponare la pelle, ma probabilmente ci si è messo di mezzo un calo di concentrazione. Anche perché, poco dopo, Pablo ha sfornato il tris.


Granoche è il classico numero 9 potente, capace di destreggiarsi bene sul filo del fuorigioco e la sua tecnica di tiro è indipendente dalle diverse situazioni di gioco o dalla frenesia: il calcio è pulito, il corpo copre bene il pallone e la caviglia è rigida al punto giusto. In avvio ha dispensato pure una serie di scatti interessanti, ma per la tipologia del suo fisico è facile pensare che la velocità possa svilupparla in progressione, mentre la rapidità tipica dell'uomo da area di rigore apparentemente non rientra nelle sue corde.


Certo, solo i prossimi test potranno confermare o smentire queste impressioni, anzi dovranno farlo. Non potrebbe essere altrimenti, d'altronde, visto che sostanzialmente l'amichevole col Ravascletto, a un certo punto, si è tramutata in una sorta di esercitazione su inserimenti offensivi e punte messe da sole davanti al portiere, vittima sacrificale designata quasi per forza. Una sorta di giochino automatico, divertente per gli appassionati accorsi in zona, ma fine a sé stesso.


Granoche, non poteva iniziare meglio la sua avventura alla Triestina: una tripletta, anche se in una gara che fa testo fino a un certo punto, rappresenta sempre un’iniezione di fiducia, no?


Sì, è andata bene. Ma è altrettanto vero che si è trattato solamente di un allenamento o poco più, diciamo pure di un’amichevole piuttosto tranquilla.


Nel corso di tutta la stagione passata, la formazione rossoalabardata ha avuto grandi problemi sotto porta: lei è l’uomo giusto per risolverli?


Sono a conoscenza delle difficoltà che la squadra ha manifestato nell’annata scorsa, me ne hanno parlato in parecchi, ma onestamente non ci penso più di tanto. Come non so se potrò essere io l’attaccante che riuscirà a garantire un certo numero di gol o meno. Il mio obiettivo era e rimane solamente quello di conquistarmi il posto, una maglia da titolare. Sono qui per questo.


Per farcela, però, dovrà vincere la concorrenza di Della Rocca, su cui la società ha dimostrato di voler puntare molto. Quali caratteristiche potrebbero favorirla in questo duello?


Devo essere onesto, non ho mai visto giocare Della Rocca finora: adesso lui sta lavorando a parte, perché reduce da un infortunio al ginocchio (quello occorsogli nel marzo scorso al Rocco, ndr) e quindi non posso ancora mettermi a confronto.


La soluzione tattica adottata da Maran contro il Ravascletto, il 4-4-1-1, pare calzarle a pennello. Che ne pensa?


Per me si tratta di una novità assoluta, poiché sia in Uruguay che in Messico non ho mai fatto parte di una compagine schierata in questo modo. In Italia, però, so che queste piccole variazioni rispetto ai moduli tradizionali, come può essere considerato il 4-4-2, sono piuttosto diffuse. Per me, comunque, non c’è problema: io voglio giocare, qualsiasi sia l’opzione scelta alla fine dal tecnico.


A proposito dell’allenatore, che impressione le ha fatto Rolando Maran in questa prima settimana di lavoro?

L’impatto è stato senz’altro positivo, c’è molto dialogo fra di noi. Il mister mi spiega nei dettagli ogni cosa e, se non mi è chiara, la ripete fino a quando non sono risolti tutti gli eventuali dubbi da parte mia. La comunicazione è decisamente buona.


Matteo Unterweger

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