Il calcio ai tempi della crisi riesce a limare il “rosso”

ROMA. Il Paese va giù ma il sistema calcio mantiene un buon trend di crescita nonostante austerity e alti debiti (2,892 miliardi per la sola Serie A). Un livello non ancora sufficiente a permettere...
Italian Soccer Federation (Figc) chief Giancarlo Abete during a press conference in Coverciano, near Florence, 24 August 2012..ANSA/MAURIZIO DEGL' INNOCENTI
Italian Soccer Federation (Figc) chief Giancarlo Abete during a press conference in Coverciano, near Florence, 24 August 2012..ANSA/MAURIZIO DEGL' INNOCENTI

ROMA. Il Paese va giù ma il sistema calcio mantiene un buon trend di crescita nonostante austerity e alti debiti (2,892 miliardi per la sola Serie A). Un livello non ancora sufficiente a permettere al calcio professionistico italiano di portare il risultato netto in positivo (-388 milioni è il rosso nel 2011- 2012), ma che consente di invertire la tendenza rispetto al deficit dell’anno precedente (-430 milioni). Per la Serie A il risultato netto è passato da -300 milioni a -281 milioni, i debiti saliti dell’8,8%.

Il calcio ai tempi della crisi può essere un bicchiere mezzo pieno, visto che per la prima volta il costo della produzione è cresciuto del 4,9%. Sono i dati di Report Calcio, fatto dal Centro Studi della Figc in collaborazione con la Arel. «Qualcosa cambia - è l’ottimistica premessa dello studio al 30 giugno 2012 -. È in atto una prima inversione di tendenza nei conti del calcio italiano. Gli indicatori economici segnalano nella stagione 2011-2012 una più accorta gestione economica e finanziaria delle società. I risultati economici indicano che per la prima volta la crescita del valore della produzione supera la crescita dei costi di produzione. Nelle ultime quattro stagioni non era mai successo».

Il valore della produzione è risalito del 7% trainato anche dall’aumento delle plusvalenze sulle cessioni dei calciatori. I costi invece sono cresciuti in misura inferiore (+4,4%), a dimostrazione di una maggiore attenzione da parte dei club. Ma la stagione 2011-2012 si è anche contraddistinta per l’inversione riscontrata in termini di stabilità finanziaria, con il patrimonio netto delle società che, dopo anni di continue erosioni, è sensibilmente migliorato. I diritti tv rappresentano la principale fonte di ricavo dell’industria calcio (990,7 milioni nel 2011-2012), pari al 37% del totale del valore della produzione, ma la sostenibilità dei conti poggerà in futuro per buona parte sul costo del lavoro, tornato a salire, sia pure in misura ridotta (+3,4% a 1.505 milioni, e quasi tutto imputabile al costo dei “cartellinI”).

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