Il Comune: «PalaTrieste pronto a Pasqua»

TRIESTE. Eugenio Dalmasson ha lanciato il sasso nello stagno e non è passato inosservato. Ha esternato a titolo personale, senza impegnare nessuno e senza voler dare contro a nessuno in particolare. Ma lo ha fatto esclusivamente per difendere la sua squadra. O meglio, per garantire il diritto dell’Acegas di potersi preparare al meglio per provare a cogliere quell’obiettivo che la città chiede ormai da settimane (la LegaDue) ma per il quale non è che nei fatti si stia sbattendo troppo. Non a caso il coach ha parlato quando i playoff sono diventati ufficiali e in classifica è tornato il primo posto. Della serie: con i fatti l’Acegas sta dimostrando di tenere all’obiettivo che le viene chiesto; ma se non la mettete nelle condizioni per poterci arrivare, a cosa serve parlarne? Un intervento legittimo, perchè nel gioco delle parti a Dalmasson e solo a lui, capo allenatore della squadra, spettava un’uscita del genere a tutela del gruppo. E lui l’ha fatta.
Così come al presidente del club, Luigi Rovelli, spetta il compito di chiarire e stemperare le parole del suo coach. «In primis ringrazio sentitamente allenatore, staff tecnico e squadra per il raggiungimento con largo anticipo dei playoff. Quanto alle dichiarazioni dell’allenatore dopo la vittoria di Fabriano, le stesse non hanno voluto essere una critica nei confronti dell’Amministrazione comunale, alla quale anzi va dato atto di essersi tempestivamente prodigata nella persona dell’assessore allo sport Emiliano Edera prima per dare la disponibilità del PalaChiarbola e dopo il concerto di Jovanotti per essersi attivata per l’affidamento dei lavori di ripristino del PalaTrieste. Le parole di Dalmasson - sottolinea Rovelli - sono la legittima rappresentazione di una pressante esigenza sul piano tecnico di ritornare il più presto possibile nella propria sede naturale e porre così fine ai tanti disagi che non solo la prima squadra, ma anche tutto il settore giovanile ha dovuto sopportare, cogliendo ciononostante lusinghieri successi».
Sfrondando la vicenda da tutte le tante parole, i fatti dicono che al momento tutto è immobile all’impianto di Valmaura, i lavori per il ripristino del parquet inizieranno solo il 26 marzo e termineranno per Pasqua. Alle squadre, quindi, le porte saranno riaperte indicativamente il 10 aprile.
Proprio non si potevano abolire questi tempi morti? In fondo il PalaTrieste è stato dissequestrato a fine gennaio. «Posso assicurare che da parte di tutti, il Comune innanzitutto, c’è sempre stata la volontà di accelerare le tempistiche di ripristino del palazzo, ovviamente con la garanzia di massima qualità del lavoro - spiega Luigi Vignando, addetto stampa dell’Azalea Promotion alla quale questo risristino spetta -. Subito dopo il dissequestro abbiamo iniziato a richiedere preventivi, subito dopo il concerto di Jovanotti, rifatti gli accertamenti tecnici richiesti, abbiamo dato incarico alla Pavimenti Dalla Riva di Montebelluna (azienda leader in Italia, ha effettuato lavori a Palaverde di Treviso, al Forum di Assago, al PalaIsozaki di Torino, ndr). La quale, attenendosi alle specifiche tecniche indicate dal Comune, ha predisposto il progetto e i tempi. Il disco verde dal Comune ci è giunto in tempi più veloci del solito, perchè da sempre ci era stato chiesto di ripristinare l’impianto il prima possibile».
Ma al PalaTrieste, oltre che il campo principale, è ancora chiusa anche la palestra secondaria, bloccando di fatto tutta l’attività giovanile che vi si svolgeva e non solo dell’Acegas. Cosa c’entra, questo, con i danni alla palestra centrale? «La chiusura di questo secondo campo risponde a motivi di sicurezza - chiarisce l’assessore comunale allo sport Emiliano Edera - . Ho più volte insistito perchè si riaprisse, ma gli addetti alla sicurezza del Comune mi hanno risposto che per ora è meglio non farla riutilizzare. Sono invece tornate in attività le altre palestre secondarie riservate alle altre discipline sportive, che hanno accessi esterni».
E se lo sport non può accedere al palasport, potrà intanto farlo una comunità neocatecumenale, che il prossimo 25 marzo porterà nel PalaTrieste 5mila persone. «L’autorizzazione l’ho concessa solo l’altroieri, una volta accertato che non interferisce con i lavori di ripristino del palasport - afferma Edera -. Ci saranno cinquemila giovani che, insieme all’arcivescovo Crepaldi, incontreranno uno degli esponenti di spicco mondiale della comunità. La richiesta mi era stata fatta un paio di settimane fa, a queste persone avevo risposto che qualora Azalea avesse potuto fare iniziare i lavori prima, la mia risposta sarebbe stata negativa».
Sulla tempistica della riapertura, l’assessore Edera dà poi la sua versione: «Abbiamo fatto riunioni su riunioni, con tutti si è sempre parlato del 15 aprile come la data più realistica, anche se si è sempre chiesto di fare il prima possibile; e dunque cado dalle nuvole per le rimostranze di Dalmasson. Anche perchè, per quanto concerne l'utilizzo di Chiarbola per gli allenamenti, siamo venuti incontro alle esigenze dell'Acegas permettendo addirittura l'uso esclusivo dell'impianto lasciando il parquet vuoto, con continue operazioni di mediazione con le altre società oltremodo disponibili, ma anche un po' seccate, al fine di garantire la massima tranquillità negli allenamenti. Avevamo proposto anche turni mattutini, rendendoci comunque conto che queste non sono le condizioni ottimali per nessuno».
Prima di chiudere, però, l’assessore deve togliersi un sassolino dalla scarpa: «Mi avete rivolto delle domande e vi ho risposto, ma anche in merito alle dichiarazioni del signor Dalmasson avrei tante e tante cose da dire. Nella mia doppia veste di tifoso e di rappresentante istituzionale, però, credo di dover contribuire nell'interesse collettivo a mettere la squadra nella condizione di massima serenità in una fase della stagione così decisiva. E dunque me ne sto zitto...».
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