Il “puma” che sa colpire da tre rimasto fuori dai radar dei pro

TRIESTE

Belli gli highlight ma quante volte possono ingannare. Tre minuti di azioni sapientemente montate in un video possono scatenare entusiasmi che alla prova del campo verranno frustrati. L’Elmore universitario sembrava Stockton 2.0, Kodi Justice un modello stilistico e cecchino temibile, Aki Mitchell un lungo destinato a squassare i tabelloni. Con un riuscito taglia e cuci di frammenti anche uno dei mitici e esilaranti incontri della seconda lega armena sembrerebbe un confronto intenso.

Più che agli scampoli di video, in sostanza, per inquadrare Corey Davis junior con realismo è meglio affidarsi ai report tecnici diffusi prima dei Draft Nba 2019, ai quali si era affacciato reduce dall’esperienza a Houston University e dall’inserimento nel primo quintetto dell’ Aac (American Athletic Conference). Le valutazioni sul giocatore sui vari siti erano sostanzialmen te concordi. Potenzialmente un elemento da metà del secondo giro delle scelte, con un approdo in G-Laegue per maturare esperienza.

«Quando si surriscalda può dare la svolta a una partita. Eccellente nel tiri da tre punti ed è anche migliorato ai liberi. Ha una taglia fisica forte che sa usare bene», si leggeva, tra l’altro. «Ha mostrato di essere una macchina da canestri impressionante per i Cougars di Houston», rimarcava un osservatore. Sottolineato anche il numero basso di palle perse nonostante i molti possessi.

Unanimità anche nel considerare i punti deboli. «Ha una visione media del campo ma se vuole arrivare a un livello superiore deve migliorare la capacità di lettura e passaggio», si poteva leggere nei report, e in effetti in carriera non ha mai smazzato assist con il pallottoliere. Nei commenti dell’epoca anche un’osservazione prettamente in proiezione eventuale sviluppo Nba: «Pur avendo una struttura fisica forte e piedi veloci per il metro di giudizio universitario, potrebbe incontrare difficoltà in difesa tra i pro di fronte ad avversari più potenti». Nella gran sera delle scelte non venne considerato ma anzichè svernare nella G-League inseguendo decadali nella Nba (risulta solo una non significativa partecipazione alla Summer League con Washington) decise di provare la strada dell’Europa.

Battesimo nel Vecchio Continente in Turchia, all’Afyon, con quasi 11 punti in 30 minuti di impego medio tirando datre con il 40%. L’anno dopo la stagione migliore sul piano realizzativo, in Francia al Gravelines, con 13,5 punti e 3 assist in 31 minuti.

Infine, l’esperienza in Montenegro tra Lega Adriatica e Fiba Europe Cup, quasi 10 punti a partita con una percentuale in calo nelle triple e tre assist. Anche al Mornar Bar la sua presenza media sul parquet sfiorava i 30 minuti. In sostanza, è un giocatore abituato a stare tanto in campo investito di responsabilità. Quanto sia cresciuto tecnicaente e tatticamente dai tempi dei Puma di Houston lo scopriremo. —

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