Il triestino Nicotera convocato in nazionale «Una gran opportunità che voglio sfruttare»

TRIESTE
Giacomo Nicotera, triestino, 25 anni, oggi vestirà la maglia numero 2 della Nazionale A che alle 14.30 a Padova (diretta sui canali social della Federugby) incontra l’Uruguay. Difficile trovare altri triestini con la maglia azzurra nella storia del rugby. Quello che si avvicina di più è Ugo Stenta, 9 presenze fra il 1937 e il 1942, ma era nato a Lussinpiccolo. Giacomo al rugby c’è arrivato per caso anche se per lui era un destino familiare.
Suo padre Giorgio, ha giocato pilone e terza linea nel Fiamma Trieste anche se si sentiva un’apertura. E sua madre, Susanna Buiatti, che in Regione curava i rapporti con l’Austria, è stata rugbysta quando per le ragazze era uno sport quasi proibito. Eppure lui, Giacomo, era finito sui campi di calcio, maglia del San Giovanni, terzino. Poi a 11 anni suo padre comincia a portarlo agli allenamenti dei Tandoi la squadra Old dove gioca e lì scatta il colpo di fulmine.
«Complice il terzo tempo, i piatti cucinati dal Bepi, il cuoco della squadra – racconta Giacomo – ho cominciato a giocare nel Rugby Trieste 2004, mi allenava mio padre, poi la società si è trasformata nel Venjulia e sono restato lì fino ai 17 anni quando, segnalato da Federico Dallanora, sono approdato al Mogliano con cui due anni dopo ho vinto il titolo italiano di Under 18. Poi seniores Mogliano, poi San Donà e infine Rovigo. Al primo anno da seniores mi hanno spostato da terza-linea a tallonatore, la svolta della mia carriera rugbystica. Ora mi divido fra Rovigo e Benetton, ma abito vicino a Treviso con la mia ragazza, Giulia».
«Mi hanno chiesto se avessi preferito essere in campo nel derby venerdì scorso (Padova-Rovigo 27-25, ndr) oppure in Nazionale. Non ho dubbi, la Nazionale. Io non ho fatto accademie, non sono mai stato in nessuna rappresentativa azzurra giovanile. Per me questa è una grande occasione».
Continua Giacomo: «Il mio obiettivo? Lavorare bene. Da lì può arrivare il miglioramento che mi può portare alla nazionale maggiore. Il mio punto di forza? Il placcaggio, mentre quello che devo migliorare è come portare avanti il pallone. Il lancio in touche? Uno sport nello sport, ma io sono fortunato, mi aiuta il vento». —
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