Il Wrestling “incanta” il popolo del PalaRubini

Grande entusiasmo e successo per la serata nella quale sul ring si sono affrontate alcune star mondiali
Silvano Trieste 26/04/2013 Wrestling, PalaRubini
Silvano Trieste 26/04/2013 Wrestling, PalaRubini

TRIESTE. Nani, guerrieri e ballerini. Letteralmente. Il Wrestling approdato a Trieste è stato ( anche) questo, una rodata macchina da spettacolo in grado di coinvolgere molto pubblico e tanto merchandising. Oltre 3.500 gli spettatori al PalaRubini, massa che non si vedeva da lustri, nemmeno in occasione di concerti griffati da nomi storici. Gli atleti/attori visti sul ring sono invece i miti del momento, quelli targati WWE, il circuito del Wrestiling che anima un movimento mediatico niente male, trascinando i siparietti sul ring in tutto in mondo a forza di trasmissioni televisive, serate da esibizione o tornei per i titoli “ufficiali”. Non è improbabile tuttavia la preparazione atletica dei protagonisti. Pugni finti alla Bud Spencer e calci grotteschi ma nel complesso una scorpacciata di acrobazie, muscolature e alcune leve articolari, quelle si, a testimonianza di un percorso tecnico ( e fisico) difficilmente superficiale, vissuto soprattutto tra gli schemi del Catch e di varie forme di lotta. Pubblico partecipe e trasversale nelle generazioni. Singolare, o forse preoccupante, vedere alcuni genitori reggere un figlio in braccio e sfidare la folta fila sotto ring per conquistare un tocco dall'eroe di turno. Tra i più venerati? Di certo Big Show, il robotico gigante da oltre 2 metri e smodati kg, uno che ha sudato forse di più nell'indossare la vezzosa tuta grigioverde mimetica che nell'affrontare la coppia di clowns sfidanti. Ovazioni per Randy Orton e per Sheamus, guerriero celtico originario di Dublino, 195 centimetri per 120 kg, forte, dinamico e in grado di catturare simpatie, soprattutto se l'avversario è il cupo Mark Henry, un ciccione di colore ( 187 kg) già atleta olimpico statunitense nel sollevamento pesi ai Giochi di Barcellona e Atlanta. Delude in parte Santino Marella, bonario e pacioso nella parte del guappo da “ Little Italy”. Intriganti invece alcune “ Quote rosa”, vedi la britannica Layla.

Immancabile il monito dalla regia “«Bambini, non cercate di imitare gli atleti sul ring». Appello oramai inutile, sostengono gli esperti. Facebook, tablet e internet sono i coach da seguire.

Francesco Cardella

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