Italia fuori dalla Coppa Davis Raonic esalta il Canada

ROMA. Serviva l’impresa e l’impresa non c’è stata: a Vancouver, Andreas Seppi è stato battuto da Milos Raonic e il Canada ha eliminato l’Italia nei quarti di finale di Coppa Davis, che gli azzurri giocavano per la prima volta dopo 15 anni e i padroni di casa per la prima volta in assolto. Del resto, dopo la sconfitta di sabato nella maratona del doppio - cinque set, quattro ore e 27 minuti di battaglia, vero punto di svolta della prima sfida tra i due Paesi in Davis - la missione era davvero proibitiva: aggiudicarsi gli ultimi due singolari contro avversari forti, determinati e con il vantaggio del fattore campo (oltretutto, si giocava indoor su un cemento veloce, mentre gli azzurri prediligono la terra battuta) e di un tifo veemente e rumoroso, che ha provocato qualche mugugno tra gli azzurri. E così, nel primo (e unico) singolare della terza giornata, Raonic, gigante (è alto 1,98) di origini montenegrine, numero 16 del tennis mondiale, ha regalato al Canada il punto decisivo e le prime semifinali della sua storia (affronterà la Serbia, che ha eliminato, pure per 3-1, gli Stati Uniti). Il 29enne altoatesino, n. 18 del ranking, si è battuto come un leone ma si è dovuto arrendere dopo due ore e 24 minuti: 6-4 6-4 3-6 7-5 il punteggio per il canadese, di sette anni più giovane di lui. Raonic ha avuto nel servizio, ancor più micidiale sul cemento del Doug Mitchell Thunderbird Sports Centre - 35 gli ace messi a segno (che si aggiungono ai 25 della vittoria contro Fabio Fognini nella prima giornata), contro 11 per Seppi - la sua arma migliore. Persi i primi due set, Andreas ha vinto il terzo, con un gioco brillante che autorizzava qualche speranza. Ma nel quarto, intenso e combattuto, la sterzata decisiva è arrivata con un break al 12/o game: con due risposte vincenti Raonic si è portato sul 40-15, Andreas ha annullato il primo matchpoint, ma sul secondo ha spedito in rete un rovescio. «Alla fine resta il rammarico di aver perso due match, il mio e il doppio, davvero per pochi punti», il commento finale di Seppi.
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