La confessione di Armstrong: «Mi sono dopato per vincere»

NEW YORK. La confessione diventa show a puntate planetario: Lance Armstrong ha ammesso per la prima volta in un decennio di essersi “dopato”.
«È venuto allo scoperto, ma non come mi sarei aspettata», ha detto la regina dei talk show Oprah Winfrey, reduce dall’intervista «più importante» della sua carriera con il vincitore in disgrazia di sette Tour de France: la più importante, come ha ricordato la stessa Winfrey, dopo quella del 1993 a Michael Jackson che divenne, con 90 milioni di audience mondiale, l’evento più guardato nella storia della tv Usa. In una austera stanza di albergo di Austin per sfuggire all’assedio dei media, Oprah contro Lance come due pugili sul ring: «È stato difficile, emotivamente pesante, alla fine eravamo stremati», ha detto la Winfrey ieri alla Cbs.
La donna che anni fa fu definita «più influente dei presidenti» era arrivata all’appuntamento negoziato alle Hawaii con 112 domande «preparate come un esame di universita» e Lance ha risposto «quasi a tutte» in due ore e mezza di colloquio che alla fine la Winfrey ha deciso di mandare in onda per intero due giorni di seguito, giovedì e venerdi, sul suo canale via cavo Own e in streaming sul Web. Oprah non ha voluto giudicare il livello di apertura della confessione di Armstrong: più candido del previsto o non abbastanza esauriente? «Saranno gli spettatori a farlo», ha detto la First Lady della tv Usa mantenendo alta la suspence: «Io ero soddisfatta».
Indiscrezioni a raffica hanno seguito il match tra due protagonisti in cerca di redenzione: non solo Armstrong, inseguito da accuse di doping smentite per oltre un decennio, anche la Winfrey è alla ricerca di un rilancio dopo aver lasciato il lucrativo Oprah Winfrey Show ed essersi messa in proprio sul cavo. Armstrong, ha appreso il New York Times, starebbe pensando di testimoniare contro alcune influenti personalità del ciclismo, a partire dai vertici dell’Uci, l’Unione ciclistica internazionale e gli ex proprietari del suo team, l’Us Postal, che sapevano del doping e lo avrebbero agevolato.
Le testimonianze non riguarderebbero tuttavia altri ciclisti ma servirebbero all’ex asso delle due ruote, che due giorni fa, quasi in lacrime, aveva fatto mea culpa con la sua fondazione Livestrong, per mitigare il bando a vita dagli sport olimpici che gli ha imposto l’agenzia americana anti-doping Usada.
Tutto per tornare alle gare: l’ex asso delle due ruote, che ha 41 anni e non rischia accuse di spergiuro perchè i termini delle sue smentite del 2005 sotto giuramento sono cadute in prescrizione, vuole rinascere come atleta di triathlon e un mese fa, in un teso faccia faccia a Denver, ha cercato di convincere il capo dell’Usada Travis Tygart a ridurre il bando a vita dalle competizioni. Una opzione che Trygart si sarebbe detto disposto a valutare in cambio di deposizioni a tutto campo contro il sistema del doping. Armstrong accetterà?
La posta è alta ma le richieste altissime: «Solamente quando accetterà di vuotare il sacco su tutto sotto giuramento saremo in grado di riaprire il suo dossier», ha detto ieri il capo della World Anti-Doping Agency. L’unico italiano della Wada, Sandro Donati, ha auspicato che adesso altri campioni seguano l’esempio di Armstrong.
L’intervista sarà trasmessa in esclusiva per l’Italia venerdì alle ore 21:15 su DMAX (Canale 52 digitale terrestre e Canale 28 di TivuSat e canale 808 di Sky).
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