Le spadiste fanno squadra al momento giusto: sul podio veterane e giovani insieme
il retroscena
DALL’INVIATO A TOKYO
Dopo la sconfitta con l’Estonia, la squadra ha rischiato di frantumarsi. C’erano Rossella Fiamingo, Federica Isola, Mara Navarria e Alberta Santuccio, ma non si vedeva il gruppo, quell’energia che le aveva tenute insieme fino a lì. Il team femminile della spada per un momento non c’era più. È stato solo un attimo. Le quattro ragazze si sono isolate per alcuni minuti, hanno chiamato i propri mariti o maestri e si sono tutte sentite rispondere lo stesso concetto: «Gioca come sai e divertiti».
È arrivata una medaglia di bronzo che è stata accolta con urla e pianti di liberazione. La scherma azzurra non produce più oro, ma questa rimane una giornata olimpica di podi al femminile, cominciata con il terzo posto di Maria Centracchio nel judo e conclusa dall’argento di Giorgia Bordignon nel sollevamento pesi. In mezzo c’è stato il torneo a squadre della spada, interrotto in semifinale dalla sconfitta con l’Estonia (poi medaglia d’oro contro la Corea). Le azzurre hanno resistito all’assalto iniziale delle cinesi, numero 1 del ranking mondiale, e poi hanno allungato fino alla stoccata finale del 23-21 tirata da Federica Isola, vercellese, la più giovane della comitiva, figlia e nipote di schermidori. Quella che prima di salire in pedana posa una felpa di mamma, si bagna il polso e saluta papà: «I giudici mi sgridano perché tardo, ma non posso fare a meno del mio rituale». Ragazze vincenti e brillanti: Fiamingo, 30 anni compiuti appena prima di partire per il Giappone, nel tempo libero suona il piano «perché mi piace e per rilassare le dita». Navarria è laureata in scienze politiche ed è la veterana con i suoi 36 anni: «Con questa medaglia al collo voglio lanciare un messaggio a tutte le mamme che vogliono arrivare a un obiettivo: con l'organizzazione, il sacrificio e il lavoro si può fare tutto». Per lei questa potrebbe essere l’ultima finale, mentre per Santuccio è stata la prima. Oggi è il giorno della sciabola maschile. L’Italia schiera Enrico Berrè, Luca Curatoli, Luigi Samele e Aldo Montano, uomo simbolo della scherma azzurra, che sogna di lasciare un ricordo indelebile nella sua quinta Olimpiade. Un sogno d’oro. —
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