Meravigliosa, infinita Federica Il mondo nei 200 stile è suo

A 31 anni la Pellegrini continua a essere protagonista assoluta in vasca E fra un anno c’è l’appuntamento a cinque cerchi con Tokyo 2020

dall'inviata

Giulia Zonca

GWANGJU. Anche la vittoria può avere un’età se ti chiami Federica Pellegrini e hai provato l’ebrezza del successo a 15 anni come a 31. Non è lo stesso modo di nuotare, di essere.

A braccia larghe sopra il mondo dopo aver confermato il titolo dei suoi, sempre più suoi, 200 stile. Una sorta di inchino che chiama la standing ovation, un gesto che ricorda quello diventato famoso quest’estate con la ribelle del calcio Megan Rapinoe. Ed era da tanto che Pellegrini non si metteva in posa all’arrivo, da Shanghai 2011, con corna da rapper e lingua di fuori. Allora era innamorata e lo è anche oggi, non della stessa persona, ma sempre di questi 200 stile libero infiniti. Li ha vinti in tutti i modi, li ha rapiti, ammaliati con una classe che si rinnova e se dopo Rio ha deciso di insistere per inseguire una rivincita, oggi non sta più in acqua per quel motivo. Se la motivazione fosse quella avrebbe archiviato la pratica con l’oro di due anni fa, davanti a una Ledecky in ottima forma. Invece no, lì è successo qualcosa che l’ha portata fino a oggi e la spingerà a Tokyo 2020, stavolta a carte scoperte: «Ho preso i miei anni di mezzo servizio, ho fatto tv, ho impostato il percorso ed è una scommessa riuscita». Il lavoro sulla velocità, la consapevolezza di aver macinato chilometri per oltre un decennio e di avere bisogno di altro, il legame con Matteo Giunta cresciuto nel tempo e cambiato.

Dopo l’ennesima rimonta, pesca un tempo che si era segnata sulla lavagna: 1'54"22, miglior cronometro con costume in tessuto. «Se penso alla mia ultima gara mi immagino 1’54" e zero. Ci sono ancora i Giochi, ho tempo per centrare il pronostico».

Non ha più voglia di nascondersi, il presidente del Coni Malagò parla pure di una candidatura come membro Cio, in quota atleti, lei ride dell’avventura da giudice in un talent show: «Mi darei quattro sì». Ha battuto tutte: le bambine come l’australiana Titmus, classe 2000 e tributo («dietro di lei va bene, è immensa») e le veterane in circolazione dal mondiale di Roma 2009. Pellegrini era all’apice, anno del record del mondo che regge ancora, e Sjoestrom aveva 15 anni. Adesso ne ha 25 e alla fine dei 200 tiratissimi, in cui prende il bronzo, ha bisogno l’ossigeno per un malore. La svedese era l’unica in circolazione che l’azzurra non aveva mai battuto. Fatto: «Non metto una croce su tutte, su».

La aspetta un altro anno di emozioni e fatica, con un traguardo speciale dopo un viaggio stellare e si muove con la stessa sfrontatezza delle stagioni d’oro: «Sopra la medaglia c’è scritto amore, sono felice, in tutti i sensi». E non ci sono nomi o dediche sulla vita tornata evidentemente di coppia, ma diversi indizi. A partire dall’abbraccio con scambio di sguardi con Matteo Giunta, il suo tecnico, il suo appoggio, la faccia che lei cerca quando riemerge dalla gloria. «Non sono mai sola e non mi fa affatto paura l’idea di chiudere. Questo è l’ultimo mondiale, non mi mancherà la tensione che mi mangia viva ogni volta». E che la restituisce all’acqua sempre più forte di prima. —I



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