Milanese attende i conti dal Tribunale

TRIESTE. Fino a settembre l’Unione non era in vendita, poi il presidente ha dichiarato di voler come buonuscita 200 mila euro (da sommare ai debiti di 300 mila euro), poi la scorsa settimana l’ha tolta. Questa è stata l’escalation di dichiarazioni pubbliche. Chi ha avuto dei contatti per l’acquisto sostiene che al momento del dunque Pontrelli abbia cambiato idea o comunque non sia stato disposto a mettere nero su bianco le sue richieste. Pontrelli, come è ovvio, ha più volte sostenuto il contrario dubitando della serietà dell’interesse e delle offerte.
Vero è anche che nessuno dei “promessi sposi” ha voluto esporsi pubblicamente mettendo su un tavolo le sue disponibilità.
Non è successo con la cordata Zanmarchi. Il friulano da mesi ha continuato a tener nascosti i suoi interlocutori chiedendo invano a Pontrelli i dati di bilancio e l’ammontare del debito. Alla fine, stando alle ultime dichiarazioni pubblicate da alcuni media, Zanmarchi è stato esplicito: aspettiamo il fallimento così possiamo investire tutte le risorse sul progetto sportivo. Discorso legittimo anche se piuttosto debole sul piano dell’immagine e della prospettiva oltre che poco “simpatico” con i fornitori che hanno crediti nei confronti dell’Unione. I croati, i veneti, i lombardi e quant’altri si sarebbero avvicinati a Pontrelli ma mai si sono pronunciati in pubblico.
Anche gli investitori che hanno come ambasciatore il triestino, ex calciatore alabardato e dell’Inter e in carriera diesse Mauro Milanese sono in attesa di sapere le cifre ma adesso sarebbero più propensi ad evitare il fallimento che comporta quasi certamente la perdita del titolo sportivo e un danno pesante all’immagine della città . Milanese, dopo un primo approccio finito male con Pontrelli nel mese di agosto (l’investitore interessato opera in Scozia) e uno qualche settimana fa attraverso un intermediario, non vuole più rapportarsi al presidente dell’Unione ritenendo il suo atteggiamento non affidabile per avviare una trattativa seria. Milanese piuttosto attende un segnale dal Tribunale o meglio una stima certificata del debito. Sempre che chi deve mettere i soldi sia ancora disponibile a farlo. Come dire: visto il suo comportamento equivoco dimostrato in passato non mi fido più ma sono i attesa.
Oltre alla variabile del debito c’è anche in gioco il destino dell’iniezione di liquidità di mezzo milione circa di euro erogata da Di Piero, che socio non è, a titolo di prestito (acconto sull’acquisto di quote sociali dovrebbe è la causale dichiarata dallo stesso Pangrazio). E un prestito è un debito da saldare.
Sullo sfondo ci sarebbero poi i romani di Pontrelli (quelli evocati nelle ultime settimane) gli unici a rapportarsi al presidente e che quindi al momento sembrano essere in pole position. Ma, visto il tourbillon delle ultime settimane può succedere di tutto. Anche l’irreparabile. (ci.es.)
Riproduzione riservata © Il Piccolo








