Milanese: «Stavolta dobbiamo partire bene. Dai club segnale forte per aprire al pubblico»

Il numero uno: «Comprendo le ragioni dell’Aic sullo sciopero. Anche le società bistrattate. Cerco un altro centrocampista»
L’amministratore unico della Triestina Mauro Milanese
L’amministratore unico della Triestina Mauro Milanese

TRIESTE Un pugno di giorni separa Mauro Milanese dall’inizio della sua quinta stagione al vertice della Triestina. Nei primi tre anni ha portato l’alabarda progressivamente sempre più in alto. Nell’ultima stagione, quella nata dopo aver sfiorato la B, non è stato così. Un avvio stentato ha compromesso la performance dell’Unione e poi ci ha pensato l’epidemia a stroncare le velleità di un gruppo rivisto a gennaio e affidato alle cure di Gautieri e in grande crescita. La stagione “maledetta” si è chiusa con un’eliminazione determinata da un arbitraggio funesto in una serata di un play-off surreale in quello stesso stadio (a Potenza) dove l’Unione tornerà mercoledì per la Coppa Italia. Ma da quel gruppo, ora tecnicamente più attrezzato, e in un’altra stagione con tante incognite Milanese riparte.

Ma per andare dove?

«Ho cercato di costruire una squadra per vincere il campionato che come ogni anno ha molte pretendenti. Abbiamo mantenuto l’assetto con degli innesti nella consapevolezza che questa squadra abbia grandi potenzialità».

Un anno fa la Triestina partiva con i favori del pronostico oggi si percepisce una maggior prudenza.

«Tutti avevamo sottovalutato gli effetti della sconfitta immeritata con il Pisa che è deflagrata nel primo momento difficile nel secondo tempo in casa con il Piacenza. Da lì la strada si è messa in salita. Ma l’importante è imparare dagli errori ed essere in grado di correggerli».

A proposito della squadra lavorate sulle uscite ma ha in mente anche qualche altro innesto?

«La scorsa settimana ho sentito Morosini del Monza. Con il diesse ed ex alabardato Antonelli era tutto ok ma il giocatore per motivi personali vuole restare in Lombardia. Per esperienza so che in questi casi è meglio non forzare. Comunque sto pensando a un centrocampista di inserimento in più per Gautieri ed eventualmente anche a un difensore».

E la punta?

«Gomez è ok e poi c’è Pablo. La squadra gioca bene, crea tanto ma sembra mancare qualcosa in area. Io vedo che serve più lucidità negli esterni, che in questo periodo possono anche accusare la fatica, piuttosto che nella mancanza di incisività delle punte. Comunque l’importante è mantenere gli equilibri nel gruppo e in campo. Spesso vale più l’alchimia del gruppo che la qualità dei singoli. Però i ragazzi devono metterci più cattiveria anche se hanno dimostrato ottime capacità di reazione».

Su quattro portieri solo due al momento sono a disposizione. Qual è la situazione?

«I test medici hanno diagnosticato a Ioime un’aritmia con la quale peraltro convive, pur giocando regolarmente, dal 2012. Per noi la salute viene prima di tutto. Il giocatore si sottoporrà ad altri esami a fine ottobre al termine di un ciclo di terapia specifica. Matosevic si allena ma è convalescente per un intervento alla mano. Restano Offredi che è in ottima forma e Valentini che è sotto contratto. Ma fino alla chiusura del mercato stiamo alla finestra».

Il primo obiettivo è quello di evitare una partenza ad handicap.

«Dobbiamo essere attenti e bravi a partire bene. Perché poi a inseguire si fa tanta fatica e quando si perde troppo terreno la rimonta su tre-quattro squadre diventa impossibile. Il Padova è molto completo in ogni reparto e il Perugia si sta muovendo per un immediato ritorno in B forte anche del paracadute finanziario. E poi c’è anche il Modena e altre. Ma vedo nei ragazzi grande convinzione sia nei veterani che in quelli arrivati da poco».

A proposito di squadre la scelta della LegaPro di non modificare i gironi non viene incontro nè alle esigenze economiche delle società nè a quelle di contenimento del Covid-19.

«Infatti io e molti altri presidenti abbiamo espresso grandi perplessità su questa scelta. A parte la differenza di valori tecnici, non è un caso che nel girone A siano andate la maggior parte dei contributi per il minutaggio dei giovani, il fatto più grave è che i gironi sviluppati in verticale e non in orizzontale come chiedevamo, costringono a trasferte più lunghe non solo più costose ma anche più pericolose con pernottamenti e pasti in ristoranti e hotel, sul fronte del contenimento dell’epidemia. Insomma servirebbe più coerenza».

E la mancanza di coerenza, soprattutto dalla politica, si evidenzia anche nell’apertura contingentata degli stadi. Cosa chiedete?

«La quota mille è un primo passo che capisco fino a un certo punto. Conta la capienza della struttura in relazione alla distanza di sicurezza. Mille a San Siro sono una cosa, mille a Meda tutt’altro. Non c’è poi una ragione per la quale negli stadi non si possa entrare distanziati e in sicurezza, quando gli esercizi pubblici sono giustamente aperti, teatri e cinema anche, per un periodo pure le discoteche, si fanno le comunioni, i matrimoni ecc. e non mi pare che scientificamente sia provato che il virus si diffonda in modo diverso. Eppure tutti sanno che il sistema calcio e in particolare quello di C è in crisi per la mancanza del pubblico e di conseguenza degli sponsor. Noi come Triestina abbiamo presentato a Regione e Comune un progetto per l’ingresso in sicurezza di 5 mila spettatori e ciòè il 20% della capienza del Rocco. Lo fanno in Germania, chiediamo che da metà ottobre sia dato l’ok anche in Italia».

Uno sciopero alla prima giornata, come minacciano i giocatori, potrebbe essere sostenuto anche dalle società?

«La parola sciopero non mi piace però un’astensione come risposta del sistema ci sta. Capisco le ragioni dell’Aic perché, con la lista a 22, restano disoccupati centinaia di calciatori. E poi è una riforma fatta a luglio. Il Noif impone che le riforme del sistema entrino in vigore nella stagione successiva. Vale per la C d’Ecellenza di cui non si parla più e non per le liste? E poi si dice che nessuno vuole investire: chi ci mette tanti soldi, come per esempio mio cugino Mario Biasin, prima o poi si stufa». —


 

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