Montmelò, la pista che piace tanto ai veri fuoriclasse

A Montmelò, come del resto a Jerez, la nutrita pattuglia di piloti spagnoli può far valere il fattore campo, ammesso che nel motociclismo possa esistere. È qui che sono cresciuti i vari Dani Pedrosa, Jorge Lorenzo, Marc Marquez, Alvaro Bautista e Hector Barbera, tutti campioni iridati ad eccezione dell’ultimo ma tutti vincitori di almeno un Gp, in una delle tre classi, sulla pista catalana.
E prima di loro, a conferma della regola, anche Alex Crivillè e Carlos Checa (che non ha sfondato nel Motomondiale ma poi salito sul tetto in mondo in Superbike) hanno fatto centro in 500 nel Gp di casa alle porte di Barcellona.
Non è che gli italiani nel frattempo siano rimasti a guardare. Se può bastare, Valentino Rossi è salito sul gradino più alto di Montmelò cinque volte in MotoGp e una in 500, trionfando in un altro paio di occasioni in 250 e una pure in 125. Non a caso è amatissimo tra i supporter iberici e chi col passare degli anni si è fatto prendere dalla Lorenzo-mania porta ugualmente grande rispetto per il pluricampionissimo di Tavullia. Ci hanno vinto Loris Capirossi e nelle cilindrate minori Marco Simoncelli, Andrea Dovizioso, Marco Melandri, Max Biaggi, Manuel Poggiali (ci risiamo, tutti prima o poi iridati), Andrea Iannone e altri ancora. Forse perché sede di frequenti collaudi tutti arrivano al Gp di Catalogna preparati a dovere. E vincono solo i fuoriclasse. Il circuito catalano è una vera sfida per i cavalieri del rischio. In fondo al rettilineo dei box occorre grande pulizia di guida per inserirsi nel cambio di direzione della curva Renault, da cui giunge la spinta che ci si trascina sino al tornante Seat. Dopo la veloce piega Campsa, frenatona per approssimarsi a La Caixa, ma è spesso decisiva l’ultima curva ad ampio raggio, denominata New Holland. (g.p.g)
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