Moto Gp, a Valencia è il giorno della verità
di STEFANO TAMBURINI
Le Missioni impossibili, anche quelle che poi finiscono in gloria come nei film, sono fatte così: arriva il momento in cui sembra tutto perduto. Proprio come in questa vigilia della resa dei conti, nell’ultimo Gp della stagione dei veleni. L’immagine è quella di una moto e di un pilota – la Yamaha e Valentino Rossi – che rotolano nel sabbione mentre il rivale Jorge Lorenzo, sulla moto gemella, trova il giro della vita e il record: 1’30”011, un secondo e mezzo, un abisso, meglio del precedente di Marc Marquez.
L’antipasto che porta al bivio tra lacrime o inni alla gioia è fatto così, come peggio non potrebbe. Nella sostanza cambia poco, perché la sentenza post-Sepang aveva già condannato Rossi all’ultimo posto in griglia. Ma ora è ancora più difficile, non tanto per quella caduta che – anzi, e forse è questo il paradosso – ha già fatto conoscere il limite da non oltrepassare. È più difficile perché tutto sembra sorridere al rivale di Valentino, che è vero che deve recuperare sette punti ma in caso di vittoria dovrebbe veder assistere a una rimonta celestiale, fino al secondo posto. In mezzo ci sono altri 24 piloti ma soprattutto i due spagnoli della Honda, Dani Pedrosa, terzo (a 0”505), e Marquez, secondo (a 0”488).
Già Marquez, proprio quello del duello rusticano di Sepang, quello che per almeno quattro giri aveva provato a ostacolare, se non a buttare giù Valentino. Quello che poi è finito a terra dopo l’allargamento volontario della traiettoria da parte di Rossi. Pedata o non pedata, la punizione è arrivata per quel che c’è stato prima, per quello che comunque è un fallo di reazione. La portata della punizione, giusta o meno che sia, è devastante perché quasi distrugge chi l’ha subita.
Ed è devastante il fatto in sé, per la perdita di credibilità di uno sport dove era inammissibile pensare che qualcuno potesse correre solo per far perdere un altro. Ora sono tutti lì con facce contrite che cercano di salvare il salvabile, ben sapendo che se il Mondiale si assegnerà per un cavillo sarà difficile da spiegare e anche da festeggiare con gioia nel cuore e rispetto degli altri. E peggio ancora sarebbe se ci fosse di mezzo un «prego si accomodi» di rivali timidi o un’altra sportellata.
Tutti giurano di pensare solo alla propria gara, a cominciare dall’abruzzese della Ducati, Andrea Iannone, settimo in griglia, che a un certo punto durante le prove libere ha dato anche un cenno di incitamento all’amico Vale. Sul passo gara Iannone e Rossi sono più vicini che sul giro secco. Magari potrebbe essere proprio Andrea, a dare una mano indiretta e pulita a Rossi.
Certo, la remuntada cancellerebbe molte ombre. Ed è la speranza (o il timore) di vederla che porterà come non mai gli occhi del mondo sul circuito Ricardo Tormo di Valencia: tutto esaurito, ascolti tv da record e maxischermi già predisposti anche negli stadi della Serie A.
Quello più sereno di tutti appare proprio Valentino, al cospetto di una missione da leggenda per uno che nella leggenda già ci vive. Ha il volto che trasmette serenità e si capisce che anche dentro lo è davvero: «Ho rischiato un po’ troppo, stavo facendo un bel giro... se lo avessi finito. Però ho sbagliato». E ride, e ride anche quando gli riferiscono che Marquez ha appena dichiarato: «Dovremo partire forte per frenarlo (Lorenzo, ndr)». Con gli occhi Rossi sembra che dica che frenare gli altri è la specialità di casa Marquez. Poi la butta lì: «Cosa faranno davanti non è un problema mio». Sembra quasi rassegnato all’idea che quei due, ma soprattutto Marquez, possano far poco se non più di una sceneggiata. La cosa farebbe molta differenza: con Lorenzo terzo, basterebbe un sesto posto. E poi c’è proprio Lorenzo che forte va davvero ed è sorpreso anche lui: «Un giro così se ci riprovo cento volte non riesco a farlo». Ci vuole tanto coraggio a spingere così ma forse quello è il coraggio della paura, quella di vederselo arrivare addosso davvero, Rossi, in fondo a questi 30 giri che oggi (ore 14, in tv su Sky, Cielo e Mtv) sembreranno non finire mai.
E quando si spinge per paura non sempre è una cosa buona. Rossi lo sa: sorride e spalanca gli occhi come nei giorni migliori. Quelli da Missione impossibile.
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