Nel “nuovo” Rocco una piccola Inter

Vince il Cagliari. Il campo tiene, ritocchi a poche ore dall’inizio
Di Guido Barella

di Guido Barella

TRIESTE

Pazza Inter? No, povera Inter. Certo, Stramaccioni poi parlerà a lungo, nella processione del dopo partita tra le interviste alle emittenti tv e delle dirette radiofoniche e la conferenza stampa per i quotidiani, di giocatori infortunati e di episodi, diciamo così, sfortunati (ancora un rigore dubbio fischiato contro: peccato però che il tecnico non citi un fallo su Ibarbo ben più netto sul quale invece l’arbitro ha sorvolato...). Però, ancora una volta, la sua Inter ha dimostrato tutta la propria fragilità. Fragilità nella tenuta del ritmo (quando è entrato Pinilla i nerazzurri, che già soffrivano la fisicità di Ibarbo, sono andati in apnea), fragilità nella costruzione del gioco (una ragnatela di passaggi in orizzontale, ma quando si trattava di affondare, zac, puntuale arrivava l’errore), fragilità nel carattere (passati in svantaggio mai hanno dato l’impressione di poter rimettere in piedi la partita).

Povera Inter. Sul prato del “Rocco” rizollato di fresco e apparentemente in buone condizioni, anche se gli addetti hanno lavorato fino a ieri mattina per curare gli ultimi dettagli, la squadra nerazzurra ha finito con l’esaltare le doti di un Cagliari che con questa vittoria ha conquistato, superando quota 40 in classifica, la sicurezza della tranquillità in classifica, quella tranquillità che pure già alla vigilia non era certo in discussione. Davvero un gran lavoro quello svolto da Pulga e Lopez: con l’ambiente squassato da mille problemi (dalla mancanza dello stadio al presidente agli arresti domiciliari) hanno saputo tenere unito il gruppo e anzi motivarlo, esaltando le doti di ciascun giocatore. Per contro, Stramaccioni impreca contro infortuni e (presunti) incidenti arbitrali, ma alla fine convince sempre meno.

Contro il Cagliari, la squadra nerazzurra ha offerto una decente immagine di sè nel corso del primo tempo: Ricky Alvarez, ad esempio, si è mosso con grande dinamismo; Gargano ha fatto il collante tra i reparti; Kovacic ha lasciato intravvedere le conferme alle ottime referenze con le quali è arrivato dalla Dinamo Zagabria. Ed è andata anche, la squadra nerazzurra, a un passo dal gol, al 14’, al termine di una combinazione che ha portato Rocchi a cercare la rete con un delicato pallonetto trovando invece il palo. In realtà, però, l’Inter di Trieste è tutta qua: certo, usufruisce di un sacco di calci d’angolo, ma niente di più. Perchè il suo titic-titac per linee orizzontali si dimostra perfettamente inutile quando poi si sbaglia il passaggio decisivo, quello che deve smarcare l’uomo davanti al portiere avversario.

Nella ripresa poi accade tutto quello che Stramaccioni non avrebbe voluto accadesse. Si inizia con l’infortunio a Gargano, costretto a lasciare il campo dopo appena otto minuti. Si prosegue (12’) con l’ingresso in campo nel Cagliari di Pinilla, che si muove spaziando su tutto il fronte d’attacco e fa diventare matti i nerazzurri. E al 17’ il cileno finisce giù in area (dopo che peraltro un minuto prima Celi aveva ignorato un netto fallo di Silvestre su Ibarbo). Rigore. Batte Pinilla, centrale. Gol. Ecco allora che (22’) entra Nagatomo, che non vedeva il campo dal derby e che doveva scaldarsi in vista della partita di mercoledì con la Roma in Coppa Italia, nella quale era annunciato titolare. Nagatomo entra e dopo sette minuti, al 29’, anche esce. Un altro infortunio, un’altra tegola per Strama. Finita qua? No, perché al 32’ Pinilla, ancora lui, semina il panico mella difesa fatta di belle statuine dell’Inter e trafigge Handanovic con una conclusione dal basso in alto che sembra quasi squarciare la rete. Se già qualcuno (illuso, inguaribilmente ottimista... fate voi) ancora credeva nella rimonta nerazzurra, beh, è stato servito. Anzi, al 40’, Ibarbo ha anche colto una traversa. Insomma, poteva pure finire 3-0 per il Cagliari.

E allora? E allora altro che “pazza” Inter. Questa è davvero una “povera” Inter. Un’Inter piccina picciò, pateticamente attaccata ai suoi totem, Zanetti in primis (ancora una volta l’ultimo ad arrendersi, capace - nonostante quel che racconta la carta d’identità: quarant’anni ad agosto - di inventarsi grandi sgroppate sulla destra fino al 90’) e altrettanto pateticamente salvata dalla foglia di fico degli infortuni (se ti rimane Rocchi come unico attaccante “vero”, beh, oggettivamente è vero che qualche problema c’è) e delle decisioni arbitrali talvolta un po’ bislacche. Però non basta a nascondere tutte le vergogne, perché se poi i tre punti vanno agli avversari (e gli ultimi avversari sono stati Atalanta e Cagliari, ovvero squadre di media levatura da onesta metà classifica) allora c’è anche da riflettere. E molto. Bravo allora il Cagliari ad avere il coraggio di dire che “il re è nudo”, bravo a colpire con l’arma della velocità, bravo a conquistarsi questi tre punti che gli regalano una classifica che profuma di tranquillità. Peccato solo non possa festeggiare nel suo stadio, la squadra sarda, e sia costretta all’esilio: Trieste l’ha accolta con la prima vera giornata di primavera dell’anno e le ha portato fortuna.

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