Una Pallacanestro Trieste da applausi stupisce tutti
La squadra ha tenuto testa ai fuoriclasse dell’Olimpia: le rotazioni corte a sette uomini hanno dato ritmo ad un gruppo che si è mosso come un solo blocco

Una sorpresa, davvero inattesa alla vigilia, capace di riempire gli occhi e lasciare in bocca un pizzico di comprensibile rammarico.
L’ottima prestazione offerta dalla Pallacanestro Trieste sul parquet del Forum d’Assago, al cospetto dei campioni d’Italia dell’Armani Milano, merita grandi applausi.
Certo, all’appello sono mancati i due punti, nel basket non proprio un dettaglio trascurabile, per il resto la formazione guidata da coach Taccetti non avrebbe potuto interpretare meglio il suo esordio stagionale.
Trieste è scesa in campo con il piglio della grande squadra: sicura dei propri mezzi, determinata in ogni scelta, agonisticamente cattiva. Una squadra capace di esaltare al massimo le sue qualità e, al contempo, di spegnere sistematicamente le fonti di gioco di un’avversaria che, va detto senza troppi giri di parole, ha francamente deluso.
Per l’Olimpia sono stati due giorni da incubo. In quarantotto ore, Milano ha incassato prima una cocente delusione europea, cedendo male a Belgrado nell’esordio stagionale di Eurolega contro il Partizan, per poi lasciare enormi perplessità anche al debutto casalingo in campionato.
Non può bastare come giustificazione l’assenza di due pedine come Peters e Guduric, perché l’atteggiamento mostrato dalla formazione di Poeta è stato insufficiente. L’Armani ha deluso per qualità di gioco ma soprattutto per mordente: se l’Olimpia vista in queste prime gare della stagione è davvero questa, i suoi obiettivi vanno rivisti.
Al netto delle incertezze e dei dubbi che attanagliano i campioni d’Italia, la scena se l’è presa di diritto la Pallacanestro Trieste con una partita a tratti clamorosa. I biancorossi hanno mostrato una solidità difensiva invidiabile: hanno sofferto sotto le plance concedendo spazio a rimbalzo (un tributo preventivato alla vigilia), ma non hanno mai subito la potenza di fuoco di un roster milanese che vanta, teoricamente, mille frecce al proprio arco. Ancor più incoraggiante è stata la brillantezza mostrata nella metà campo offensiva. Il piano gara disegnato da coach Taccetti si è rivelato perfetto: le rotazioni corte a sette uomini hanno dato ritmo, certezze e chimica a un gruppo che si è mosso come un solo blocco, trovando sempre l’uomo libero e attaccando con personalità i punti deboli della difesa milanese.
Un impianto di gioco fluido, coraggioso e senza timori reverenziali, che regala speranze e una consapevolezza tutta nuova per il proseguimento del torneo. Passando all’analisi dei singoli, spicca la prova eccellente di Colbey Ross. L’americano ha sciorinato il meglio del suo repertorio con una prestazione di grandissima sostanza: pochi difetti, idee chiare nel far girare i meccanismi biancorossi e la solita personalità nei momenti chiave. Affiancato da un Ruzzier altrettanto impeccabile, Ross ha confermato come la coppia di playmaker rappresenti il vero metronomo di questa squadra. In guardia deve ancora crescere Galloway: giornata storta al tiro, è vero, ma la zampata del campione l’ha graffiata ugualmente (e chissà come sarebbe andata se gli avessero fischiato quel fallo sul tiro da tre del 79-78). In crescita McDermott, anche Jones ha regalato lampi di pura classe, dimostrando di avere numeri importanti.
Notevoli infine Deangeli e Candussi: solidi, commoventi per approccio ed energia, veri punti fermi del gruppo. Con l’inserimento di Luka Brajkovic, Trieste ha margini di miglioramento ancora ampi.
Da oggi si torna al lavoro sul parquet del PalaRubini per una settimana di allenamenti finalmente a ranghi finalmente completi, prima dell’importante test casalingo dii domenica al PalaRubini. Per la prima volta davanti ai suoi tifosi, la Pallacanestro Trieste è attesa dal derby triveneto contro la Reyer Venezia.
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