Trieste scaccia i dubbi e si gode il derby: il gruppo di Taccetti ritrova coesione e punta la capolista

Il perentorio 2-0 stagionale contro l'Apu Udine certifica la rinascita biancorossa dopo il blackout di Desio. Mentre la proprietà tace sul futuro, la squadra risponde sul campo: playoff blindati e domenica al PalaTrieste arriva la prima della classe per il gran galà davanti a 6.000 tifosi

Giovanni Marzini

Aspettando dalla proprietà quelle risposte che evidentemente ancora non può dare, risponde la squadra. E lo fa alla grande, come solo un gruppo tornato coeso, capace di lasciare al massimo dentro uno spogliatoio quelle tensioni (o incomprensioni) che erano state le responsabili di precedenti sbandate e fuori strada, può essere in grado di fare: gettando sul campo tutto quanto serve per tornare a sorridere. Rialzarsi in modo così repentino dopo i ceffoni di Desio, tenendo a distanza Varese e firmando un perentorio 2-0 con i cuginetti friulani, non era impresa da poco. Riconosciamo il giusto merito a Francesco Taccetti e ai suoi collaboratori, ma anche a quel Michael Arcieri rimasto da solo nel tenere la barra dritta quando la barca rischiava di finire alla deriva. I suoi erano studiati silenzi fuori dalla bolla-squadra, ma devono essere stati messaggi chiari (forse anche scanditi a voce alta) nei confronti di tecnico e giocatori.

E le risposte sono arrivate: nonostante ranghi mai completi, nonostante i fastidiosi rumors sul futuro, nonostante le sirene tentatrici di una NBA Europe ancora tutta da scrivere nella sua definitiva versione, nonostante – soprattutto – il rischio di una disaffezione da parte di una tifoseria giustamente preoccupata.

Ed è questo forse il merito - sorprendente per non dire inaspettato - della gente triestina che ama questo sport. Un pubblico che ha scelto il pragmatismo di continuare a vestire i panni del TIFOSO (parola della settimana) rimanendo al fianco di chi va solo in campo a lottare e non in giro a trattare “titoli sportivi”. A proposito di tifosi: sono tornati con un’ideale, ma virtuale, medaglia al collo i 35 che hanno goduto sugli spalti del Carnera, mentre hanno fatto festa con i loro beniamini i 200 della curva che hanno atteso il pullman dopo la più breve delle trasferte. E adesso, l’abbraccio dei 6.000 (ma saranno forse anche di più) sarà quello atteso domenica prossima, per il gran galà contro la capolista.

Finalmente non una partita da dentro e fuori, non uno spareggio, nessuna extra-sistole da tenere sotto controllo coronarico; solo uno spettacolo da godere, con i play off in tasca e la possibilità di giocare quella pallacanestro feroce ma leggera che tanto piace al nocchiero della barca biancorossa. E vuoi vedere che ne esce la partita perfetta?

Non toccarti coach, era così per dire! Anche perché altri stimoli e ulteriori traguardi da raggiungere nel pirotecnico finale di regular season di certo non mancano. Sfidare nelle prossime tre giornate la “crema” della A/1 ingolosisce non poco. L’appetito vien mangiando o, se preferite, vincere aiuta a vincere. E chissà che mister Matiasic non finisca con l’apprezzare e capire che anche restare nella piccola Trieste può essere un affare. Pardon, un business!

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