La Pallacanestro Trieste alla prova del futuro: ora si mobiliti tutta la città

Siamo alla fine di un capitolo aperto con due sofferte promozioni: è giunto il momento di rimboccarsi le maniche con le proprie forze, senza aspettare gli zii d’America

Giovanni Marzini
Lo striscione dei tifosi nella partita di domenica contro Brescia (foto Francesco Bruni)
Lo striscione dei tifosi nella partita di domenica contro Brescia (foto Francesco Bruni)

La stagione dei canestri è ancora lontana dai titoli di coda, ma sarà forse il caso di tirare le somme (anche se parziali) e guardare al domani. Prima che sia già troppo tardi.

Il campionato di Trieste ci ha già detto quasi tutto, ribadendo cose che avevamo già scritto: questa squadra può battere una prima della classe e perdere malamente contro l’ultima. È già successo! Cosa deve dirci ancora questa stagione?

A quale turno di playoff ci sarà il rompete le righe, per esempio. Ma soprattutto, a inizio estate scopriremo a quale campionato ci iscriveremo per la stagione ‘26/27. Non sarà cosa da poco.

Stiamo vivendo in una lacerante incertezza, nutrendoci di sussurri e grida che oscillano tra notizie vere e possibili fake news. Tutto fa però intendere che la fuga di Paul Matiasic verso Roma sia più che probabile. Una città che potrebbe avere l’anno prossimo non una, ma addirittura due squadre nella massima serie, accontentando così entrambe le cordate americane in lizza per la futura Nba Europe. E lasciando Trieste solo aggrappata alla speranza di veder promossa la Virtus Roma dalla B alla serie A2, per poi permettere al generoso avvocato americano di girarci quel titolo sportivo.

Serve dunque a poco la solidarietà (pelosa?) espressa di recente a Trieste dal ministro dello Sport, fermamente contrario alla cessione di diritti sportivi; servono purtroppo a poco gli striscioni di un pubblico che continua a tifare per qualcosa che forse non sarà più suo; lasciano il tempo che trovano le petizioni-record sottoscritte da un popolo tradito e gli striscioni che gridano VERGOGNA (parola della settimana) per un regolamento federale che fa a pugni con l’etica ed i valori dello sport.

Siamo oggettivamente alla fine di un capitolo che la Pallacanestro Trieste aveva riaperto con due sofferte promozioni per riaffacciarsi alla vera serie A ed è giunto il momento di rimboccarsi le maniche con le proprie forze, senza aspettare gli zii d’America che tra calcio e basket ci hanno fatto intendere di che pasta son fatti. Il vero interrogativo è capire se queste “forze” la città è in grado di tirarle fuori: dalle istituzioni alle realtà economiche e industriali spesso comodamente adagiatesi, lasciando fare a chi veniva… da fuori.

Sarà il tormentone che ci accompagnerà nelle prossime settimane, nei prossimi mesi. Nel frattempo, stiamo a vedere cosa sarà capace di fare questa nostra imprevedibile squadra tra Bologna e Milano. Prima di chiudere la stagione regolare con la sfida Trieste-Cremona, già ribattezzato come derby della “vergogna”: quello tra due città pronte e traslocare al Pala Eur, lasciando orfane tifoserie attonite, ancora incredule e piene di una rabbia per ora sin troppo elegantemente contenuta.

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