Pallacanestro Trieste, la rivalsa di Lodovico Deangeli
Da quasi partente verso Bergamo a leader con la sua Trieste, il co-capitano ha trovato in coach Taccetti il suo consacratore

Nello sport, come nella vita, spesso è tutta una questione di sliding doors. Porte che si chiudono, treni che sembrano passati e valigie che, a volte, non si chiudono mai davvero.
La storia stagionale di Lodovico Deangeli, co-capitano della Pallacanestro Trieste insieme a Markel Brown, è il manifesto di come il lavoro silenzioso possa ribaltare gerarchie che sembravano scritte.
È curioso pensare che la scorsa estate, Deangeli fosse a un passo dai saluti. Coach Zanchi lo chiama a Bergamo in A2 e Lodo, reduce da un’annata avara di minuti e soddisfazioni, quel pensierino lo fa davvero. Poi, i casi del mercato: il mancato accordo con Moretti (raggiunto qualche settimana dopo) e la difficoltà di reperire italiani di livello spingono Michael Arcieri a blindare Lodovico in biancorosso. È la scintilla.
Rimanere a Trieste non è un ripiego, ma una sfida. Deangeli si è rimbocca le maniche, trovando prima in Gonzalez un mentore capace di dargli fiducia, e poi in coach Taccetti il definitivo consacratore.
Quello che doveva essere un comprimario si è trasformato nel cuore della squadra. In questa stagione ha messo assieme numeri assolutamente interessanti, in campo per una media di oltre 13 minuti a partita con il 60% al tiro da due e il 35% da tre punti.
L’ultima perla stagionale domenica scorsa a Bologna: 12 punti con un chirurgico 100% dal campo. Ma i numeri, per quanto brillanti, raccontano solo metà della storia.
L’altra metà è fatta di grinta, intensità e un coraggio fuori dal comune. Deangeli sta giocando con una frattura al naso da oltre un mese e mezzo, una condizione che piegherebbe molti, ma che per lui sembra quasi un carburante extra. Non è un caso che Taccetti, uno che non regala complimenti per piaggeria, lo abbia eletto a suo fedelissimo: «Certi giocatori andrebbero clonati».
Parole pesanti, che certificano lo status di un ragazzo che si è costruito, mattoncino dopo mattoncino, lo status di giocatore di Serie A1.
Se però provate a fare i complimenti a Lodo, preparatevi a un muro difensivo dei suoi. Il capitano non vuole celebrazioni. Per lui esiste solo il gruppo, mai il singolo, ogni prestazione maiuscola non è un traguardo, ma un punto di partenza.
È questa mentalità, lo stakanovismo unito all’abnegazione, che lo ha reso una certezza dello spogliatoio. Adesso, non c’è tempo per guardarsi indietro perché il calendario non fa sconti e mette nel mirino il palcoscenico più prestigioso: il Forum di Assago.
Domenica contro Milano servirà ancora una volta quella miscela di cuore e tecnica che Deangeli ha dimostrato di avere nel Dna.
E a proposito di Milano, domenica la Pallacanestro Trieste affronterà un altro “mulo” doc, quello Stefano Tonut che ha appena chiuso l’accordo con l’Armani e sarà un giocatore di Milano anche nelle prossime due stagioni. —
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