Ronchi, il piatto piange un po’ troppo

Terza battuta d’arresto degli amaranto, urgono correttivi validi

RONCHI DEI LEGIONARI. Terza battuta d'arresto consecutiva per un Ronchi preso a schiaffi prima dal calendario e poi dalle rivali di giornata. Le trasferte sui sintetici di Trieste Calcio e, domenica, Costalunga inframezzate dal ruzzolone interno con la Juventina non erano di certo impegni agevoli sulla carta: le ultime due stanno inseguendo da vicino la battistrada San Luigi, il Trieste Calcio è un gradino più in basso. Fare punti, in sintesi, sarebbe stata una manna dal cielo, ma qualcosa si poteva anche raggranellare: non è andata così e la classifica piange, in attesa di una pronta riscossa contro avversarie più abbordabili.

«Pur partendo con il giusto piglio abbiamo regalato un pallone in uscita e siamo stati castigati, le abbiamo provate tutte nella ripresa cambiando anche modulo e giocando molto alti, ma abbiamo finito con lo scoprirci e offrire il fianco alle loro ripartenze, anche se hanno trovato il raddoppio su punizione, mentre il tris è nato proprio in contropiede: insomma, continuiamo a misurarcela alla pari per larghi tratti - la cruda e nuda realtà secondo l'allenatore Leghissa - per poi pagare profumatamente qualche errore". A parziale scusante l'assenza a vario titolo dei difensori Stradi, Sarcinelli e Cappellari con una linea difensiva completamente nuova (Bertugno, Rebecchi, Dominutti e Dallan).

«Continuiamo a mostrare solo i punti deboli senza valorizzare il nostro potenziale, bisogna trovare al più presto una via d'uscita. Non sono sfortuna o arbitraggi i nostri nemici - lo sfogo di Matteo Airoldi, autore del punto della bandiera su assist di Di Bert - e quindi qualsiasi alibi lascia il tempo che trova, dobbiamo altresì trovare una certa maturità applicandoci maggiormente alle direttive impartite dal tecnico con il quale siamo - a parole, ma non nei fatti - in piena sintonia. Urge un cambio di mentalità da parte di tutti noi, scuse non ne esistono più, è ridicolo trovarci così in basso date le nostre potenzialità». (mat. mar.)

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