Schwazer stangato, 3 anni e mezzo di stop
ROMA. «Mi aspettavo più comprensione, a me niente sconti». Lo stop di 3 anni e 6 mesi deciso dal Tribunale Nazionale Antidoping pesa come un macigno su Alex Schwazer e non lo consola neanche il fatto che sia inferiore alla stessa richiesta della Procura Antidoping del Coni che per il marciatore azzurro trovato positivo all’Epo, chiedeva una squalifica di 4 anni. A pesare nelle richiesta del procuratore, Ettore Torri e del suo assistente Mario Vigna, è stata la particolarità dell’atleta altoatesino: l’essere, cioè, il primo campione olimpico in carica italiano trovato positivo nel controllo Wada effettuato il 30 luglio dello scorso anno a Racines, che già gli costò la partecipazione ai Giochi di Londra 2012. A ciò si aggiungono anche altri capi d’imputazione: il possesso di sostanze dopanti (Epo e Testosterone), le anomalie riscontrate nei valori del Passaporto Biologico e l’essersi avvalso della consulenza del dottor Michele Ferrari, medico inibito a vita per doping. Schwazer, però, la pensa diversamente e il suo legale, Gerhard Branstaetter confida in una sospensione della pena: «Presenteremo quanto prima l’istanza di sospensione, almeno parziale. Riteniamo che seppure la sentenza sia inferiore alla richiesta della Procura è ancora troppo pesante».
Per ottenerla però dovrà fornire alla Procura nuovi elementi. «Non posso dare i dati che loro si aspettano - dice Schwazer -: io ho comprato l’Epo da solo e non posso dire che me l’ha dato X o Y», ribadisce l’oro olimpico di Pechino sui 50 km, che al di là delle dichiarazioni di facciata, per ottenere la condizionale vorrebbe confessare presto i nomi di due atleti dopati dell’Est (uno però già bandito a vita). Ma anche con un’ulteriore riduzione a uno stop che terminerà il 30 gennaio 2016, il suo ritorno alle gare non è certo. Il suo amore per l’atletica sembra finito.
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