Sepang, dove ai piloti serve un fisico bestiale Il clima fa la differenza

Gli uomini dei team guardano con giustificata diffidenza alla gara di Sepang, per le incognite che possono incidere sul risultato ottenibile in pista. Fa terribilmente caldo in Malesia, un caldo umido che obbliga i piloti a una preparazione fisica specifica in vista di questo appuntamento, per superare senza cali di rendimento le lunghe sessioni di prove e gara. Molto spesso però, e all’improvviso, si addensano nubi gonfie di pioggia pronte a scaricare il classico temporale monsonico. Perlopiù di breve durata ma intenso, come quello che lo scorso ottobre ha costretto a dichiarare conclusa la corsa causa pista allagata.
La variabilità del meteo e improvvisi sbalzi di temperatura incidono sulla scelta degli pneumatici, mentre l’umidità resta solitamente costante. In aggiunta a ciò è un tracciato che mette le moto a dura prova, con quella serie di curve da prima e seconda e altre in appoggio a cui si contrappongono due lunghi rettilinei in cui necessario scaricare sull’asfalto la massima potenza. Costruito con tecnologie moderne nel 1999 è stato considerato per anni un modello di riferimento per i nuovi circuiti grazie a tribune amplissime e funzionali e ad aree di servizio (box, sale stampa) di prima qualità. Tuttavia da allora non ha mai subito una ristrutturazione, perdendo buona parte del fascino.
Ha bisogno di un intervento anche la tribuna principale dove la pioggia si infiltra sotto gli ombrelli giganti che richiamano l’ibiscus. La capienza complessiva è di 130 mila posti. A Sepang però una carta devono ancora giocarsela: la gara in notturna. «Potrebbe servire a portare più gente», dicono gli organizzatori. L’impianto d’illuminazione c’è già, lo volle il patron della Formula 1, Bernie Ecclestone già nel ’99. Ma non è detto che funzioni ancora.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








