Come cinquant'anni fa: la domenica perfetta di Trieste tra basket, calcio e pallamano

Il racconto di un weekend indimenticabile per la città: tris di successi, applausi al PalaRubini e lo sguardo già rivolto alla prossima sfida

Giovanni Marzini
Uno scatto del match Trieste-Cantù (Foto Bruni)
Uno scatto del match Trieste-Cantù (Foto Bruni)

Quaranta, forse anche cinquant’anni fa, le domeniche per lo sport triestino erano profondamente diverse rispetto a oggi e a volte capitavano giornate piene e impegnative per tifosi e addetti ai lavori.

Rischiavi (termine forse sbagliato perché era un ghiotto e piacevole menù per gli appassionati) di seguire una partita di pallamano alle 11 del mattino, il calcio alle 14.30 e il basket esattamente tre ore più tardi. Andavi di corsa, soprattutto quando avevi poco più di mezz’ora per correre dal Grezar a Chiarbola.

Ma se a fine giornata contavi un tris di vittorie, la sera potevi alzare il Gran Pavese sulla barca a volte traballante del nostro sport.

Ecco, era solo per dirvi che il weekend appena trascorso somiglia proprio a una di quelle “magiche”. Un fine settimana aperto dal convincente successo esterno della pallamano, proseguito col “corto muso” alabardato e suggellato dal perentorio ventello biancorosso nella sempre più calda arena dedicata a Cesarone Rubini. Issato il Gran Pavese, si comincia a respirare.

E se per handball e calcio i due successi somigliano a una aspirina prima che il raffreddore si trasformi in bronchite, la boccata d’ossigeno dei Tacci boys è meritata aria purissima dopo i finali che ci avevano tolto il respiro in Lombardia e la mezza incompiuta contro Venezia.

La Palla azzarda un “ci siamo”, con tutte le riserve del caso, in attesa di quel 6+6 che potrebbe avere il sapore del classico salto di qualità, dovessero concretizzarsi i sussurri di mercato degli ultimi giorni. Ma il dato più importante, al di là di una classifica ancora da colonna di destra, è che al PalaRubini respiri proprio una nuova aria, quella che piace a noi e al pubblico di Trieste: applaudi una squadra che si sbatte, ci mette l’anima, lotta e si tuffa su ogni pallone. Se si intendeva questo quando si parlava di squadra costruita in modo… sostenibile, ci alziamo in piedi e applaudiamo.

Sottolineando l’eccellente “presa” di Mike Arcieri, fatta con il rookie Lajae Jones, l’impressione è che magari anche il ragazzone serbo-austriaco inizierà ben presto a tornare utile, come non abbiamo poi dovuto attendere più di un paio di partite per vedere il Galloway visto con altre maglie. Per non parlare di quelle vecchie nostre conoscenze che paiono già sufficientemente a posto per garantire una navigazione meno burrascosa rispetto alle previsioni estive: i nativi friul-giuliani guidano il gruppo.

Tutto bene sotto i canestri allora? Andiamoci piano, ammainiamo in fretta il Gran Pavese, stop ai festeggiamenti e teniamo un profilo basso. Perché la seconda chance offertaci domenica prossima dal calendario non dev’essere sprecata. Attenzione: mai fidarsi delle neopromosse.

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