Dalla centrale dati di Monfalcone ai bolidi del mare: il viaggio con Red Bull di Jana Germani
Niente prove in barca prima delle gare: la velista triestina svela i segreti del circuito SailGp e l'affiancamento con la leggenda James Spithill.

Bolidi che planano sull’acqua e che raggiungono top speed superiori ai 100 km orari. «La velocità mi piace tantissimo: il senso di libertà che dà è unico». A dirlo Jana Germani, attuale strategist triestina classe 1999 del Red Bull team Italy, che partecipa al circuito per catamarani foling F50 SailGp.
Sotto la bandiera tricolore e il vessillo del toro rosso che carica, l’atleta della Marina militare – in passato tesserata di vari circoli cittadini, tra cui lo Yc Čupa e il Cnt Sirena – gira il mondo. Per lei, inoltre, un’esperienza alle Olimpiadi di Parigi 2024, dov’è arrivata 5ª tra i 49er Fx, in squadra con Giorgia Bertuzzi. Con la trentina c’è affiatamento, visto che le due fanno coppia fissa ormai da anni. Nella loro carriera congiunta pure un argento nel 2023 e un bronzo nel 2022 agli Europei della disciplina. Ora però gli occhi sono puntati sulla competizione che presenta alcune analogie con il campionato di Formula 1, la quale si appresta a vivere l’8ª tappa della stagione 2026 tra oggi (dalle 17.30) e domani a Portsmouth, in Inghilterra. Una manifestazione “giovane" e che si svolge dal 2019.
Ancora più recente l’ingresso del sodalizio italiano, avvenuto nel 2024: «Più che la vittoria nei singoli eventi, cerchiamo la qualificazione alle finali che si terranno in autunno. Logicamente tagliare per primi il traguardo aiuta».
Il quartier generale della compagine è a Monfalcone, all’interno dello Yacht Club, dove il main sponsor ha creato una struttura all’avanguardia per l’avvicinamento agli eventi: «La peculiarità è che non ci possiamo allenare con la barca che usiamo in gara. Abbiamo un simulatore, ma la pratica vera e propria non è consentita. Per prepararci agli appuntamenti, circa uno al mese, facciamo moltissima data analysis, vista la quantità di numeri a disposizione, oltre ai meeting. È un approccio più teorico del solito e il tempo che passiamo assieme è limitato, così proviamo a sfruttarlo al meglio. Qui comunque abbiamo tutto quello che serve: la palestra e quanto necessario per il training fisico, oltre che appunto la centrale dati. C’è ovviamente poi la possibilità di uscire in mare».
Oltre a ciò, l’opportunità di interagire con un autentico “mostro sacro” della vela come James Spithill: «È una grandissima fonte d’ispirazione, un leader naturale. Come skipper non ha bisogno di presentazioni, la storia parla per lui. Anche come Ceo però – posizione che ricopre da noi - è bravissimo. Colpisce la sua umiltà, ci si può sempre parlare e sfrutto ogni chance per farlo, perché è un privilegio». Il ruolo di Germani è uno dei più delicati nell’equipaggio: «Bisogna essere sempre lucidi, soprattutto perché le caratteristiche della specialità ce lo chiedono: regatiamo vicino a terra, le race durano meno di un quarto d’ora e si va a ritmi sostenuti. Le traiettorie devono essere lineari. I rischi ci sono, come ha dimostrato lo scontro di Auckland, ma gli standard di sicurezza sono altissimi». Chiusura con un sogno nel cassetto: «Per uno sportivo i Giochi olimpici sono il massimo: dopo Parigi, mi piacerebbe andare a Los Angeles nel 2028».
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