“The only dance”, quando i miti del Bulls giocarono per Trieste «Pippen, fenomeno»

Non c’è stato solo Jordan a Chiarbola. Cantarello racconta la storica amichevole a Verona. «Gray volle sfidare Barkley»

TRIESTE

L’America, quell’America lì almeno, allora era un po’ più vicina. Poteva capitare - raramente, ma capitava - che su qualche parquet italiano si realizzasse un incontro ravvicinato del terzo tipo. Da una parte noialtri, dall’altra qualche marziano. Succedeva così che quelli dell’ultimo ballo dei Chicago Bulls abbiano fatto un giro di pista anche in Italia in maglia Stefanel. E se il successo platenario di “The Last Dance” il docufilm sull’ultima stagione ai Bulls di Michael Jordan ha rinfrancato l’orgoglio di chi per una sera a Chiarbola 35 anni fa vide Air piazzare una schiacciata di quelle che voi umani non potete neanche immaginare, vale la pena anche di rievocare la sortita in maglia Stefanel di quello che Jordan ha definito “il miglior compagno di squadra di sempre”.

Trieste è l’unica società al mondo, Bulls a parte, che può vantarsi di aver visto giocare - sia pure in momenti diversi - con la propria divisa Michael Jordan e Scottie Pippen. Davide Cantarello sorride. Aveva 23 anni, nel settembre 1991. Il grande prospetto della Stefanel tra i lunghi, a scuola di Dino Meneghin. In quell’estate, tra un impegno di Coppa Italia contro Brescia e un torneo precampionato a Cagliari, la squadra di Bogdan Tanjevic era attesa al PalaOlimpia di Verona da una serata particolare.

«La Nike aveva portato in Europa alcuni suoi testimonial d’eccellenza. Scottie Pippen, Charles Barkley e David Robinson. Venne allestita un’amichevole tra l’allora Glaxo e la Stefanel. Una star da una parte e una dall’altra. Robinson non poteva giocare perchè non aveva l’autorizzazione dal suo team Nba, i San Antonio Spurs. Con noi giocò Pippen», racconta Cantarello. Avere l’ala dei Chicago in maglia triestina caricò in particolare un giocatore ma per un altro motivo. «I nostri stranieri erano Middleton e Gray. Sly, lo ricordiamo tutti, aveva caratteristiche fisiche e tecniche particolari. Lo chiamavano il piccolo Barkley. Provate quindi a immaginare quanto fosse gasato dall’idea di affrontare il vero Barkley!».

E il buon “Canta” come De Pol, Fucka, Bianchi e il resto della brigata, per una sera ebbe Pippen al fianco. «In pratica lo vedemmo per la prima volta in palestra, senza presentazioni in precedenza. In partite come queste si cerca di dare il più possibile il pallone alle stelle perché il pubblico in fondo viene soprattutto per l’eccitazione di vederle in campo. Non ci costò una gran fatica. Anche se era estate e teoricamente Pippen e Barkley dovevano essere fuori condizione ci rendemmo invece conto che se noi andavamo a 20 all’ora loro erano a 100...L’esempio lo diede David Robinson. Durante il riscaldamento era seduto a bordo campo, quasi stravaccato. Il pubblico lo reclamava, chi lo chiamava, chi voleva un autografo, chi chiedeva di vederlo fare almeno un canestro. A un certo punto si alzò, prese un pallone a metà campo, torsione di 360 gradi e schiacciata pazzesca. Un gesto atletico incredibile, effettuato a freddo. Dopo quel “numero” tornò a sedersi al suo posto con aria annoiata».

Per la cronaca, quella sera non disse bene alla Stefanel. Venne battuta 117-116. E Barkley battè Pippen 41-40. Questo il resto del tabellino. Glaxo: Brusamarello 11, Bonora 2, Savio, Kempton 16, Minto 12, Moretti 6, Frosini 3, Gallinari 5, Schoene 21. Stefanel: Pilutti 14, Fucka 13, De Pol 7, Bianchi 8, Gray 22, Meneghin 4, Zini, Vettore, Cantarello 4, Sartori 4. —



Riproduzione riservata © Il Piccolo