La Trieste sportiva ha bisogno di una boccata di ossigeno
Basket e calcio: a stagioni finite restiamo ancora col fiato sospeso per il destino delle squadre cittadine

Per diverse settimane non sapevamo in quale pagina del giornale avremmo trovato le notizie sulle nostre squadre del cuore: nelle prime riservate alla cronaca, in quelle di economia e finanza che si occupano dei grandi fondi americani, o magari ancora nello sport, visto che calcio e basket in fondo dovrebbero essere principalmente questo.
Un giorno leggiamo nella sezione dello sport che la Triestina aveva voltato pagina e chiedeva sostegno e fiducia per l’operazione rinascita; il giorno dopo in quelle di cronaca scopriamo che la Guardia di Finanza ha fatto irruzione in sede sequestrando documenti; e il giorno dopo ancora ecco emergere già i nomi dei primi indagati.
Nel basket non c’è stato nemmeno il tempo di salutare la squadra con un minimo di partecipazione ed entusiasmo, perché veniamo subito raggelati dai dubbi sul fatto che quel “tutto ok!” del presidente-proprietario forse riguarda la sua fuga verso Roma e non proprio il futuro della Trieste cestistica.
Insomma, alla stanchezza e allo sconforto per la più sconcertante delle stagioni, adesso si aggiunge solo l’irrefrenabile voglia di respirare una boccata d’ARIA (parola della settimana) che deve però essere almeno fresca. Tutti i quotidiani italiani, non solo quelli sportivi, avevano la foto di due ragazzi in prima pagina: Kimi e Flavio, protagonisti in sport profondamente diversi. Ma in comune hanno le stesse facce pulite, un immenso talento, l’educazione e la simpatia. Eccola una salutare boccata d’ossigeno!
A pochi giorni dal terzo mondiale consecutivo che inizia senza di noi, il calcio azzurro riparte da due amichevoli con un bravo allenatore prestato dalla nazionale Primavera, ma continua a chiedersi perché quei ragazzini di 17 anni che vincono in giro per il mondo si perdono poi nei campionati di casa nostra dove, una volta cresciuti, finiscono per non giocare mai. Attenzione, perché succede anche nella nostra pallacanestro, dove non a caso il presunto numero uno dei nostri coach, quel Ettore Messina che guiderà la Roma di Matiasic con Zoran Savic come manager a suo fianco, non a caso sta convincendo Fip e Lba a passare da sei a sette giocatori stranieri per squadra l’anno prossimo. Ennesimo passo verso il baratro nel quale finiranno le nostre squadre, a cominciare da quella che veste l’azzurro.
Non è insomma bastato gettare nel frullatore della compravendita dei diritti sportivi città come Cremona, Trieste, Brescia, Scafati, Torino sino alla poco nota Ruvo di Puglia. Adesso il basket italiano che insegue la Nba di una New York che apre il suo Madison solo a chi può pagare cinquemila dollari un posto in ultima fila, vuole importare questo tipo di pallacanestro nel totale imbarazzato silenzio di chi amministra e regola da noi questo sport.
Ci manca il respiro, ci serve proprio una boccata d’aria nuova, fresca e possibilmente salubre. Perché restiamo ancora col fiato sospeso ed una domanda: in quale pagina di giornale leggeremo domani il futuro delle nostre “amate”?
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