Triestina, arrivano i francesi «Progetto diverso da Milanese»

TRIESTE. Si chiama Raphael Clairin, ha 43 anni, vive vicino a Parigi e ieri è sbarcato per la prima volta a Trieste: è lui l'investitore interessato ad acquisire la Triestina (assieme a un gruppo franco-americano di privati), annunciato nei giorni scorsi da Brice Desjardins, il portiere francese ex professionista che ora gioca in Coppa Trieste e che a New York presiede una scuola calcio. Il nuovo gruppo aveva presentato il suo progetto la scorsa settimana su un sito denominato
La Futura Triestina che aveva suscitato un vespaio di polemiche sul web. Ieri Clairin, che in patria è amministratore di Sidel Blowing & Services (società che il web descrive con un fatturato di quasi 700 milioni di euro nel 2014), ha cercato di spiegare in un italiano perfetto l'interesse per la Triestina, nato proprio tramite Dejardins: «Parlo a titolo privato - chiarisce Clairin - la società per cui lavoro non c'entra nulla. Faccio parte di un gruppo di sette investitori franco-americani che lavorano anche nel mondo del calcio, attraverso costruzioni di campi e accademie giovanili. Noi i soldi per l'asta li abbiamo, ma non abbiamo ancora deciso se parteciparvi: vogliamo prima vedere le reazioni della città e come si muovono le cose».
Clairin infatti viene al dunque e precisa che il progetto del suo gruppo è diverso da quello di Milanese e Biasin, del quale si pone in alternativa: «Da quella parte - dice - si vogliono mettere subito soldi per la prima squadra e puntare alla promozione. Secondo me, come si è visto in passato, così si va poco lontano. Noi non vogliamo mettere milioni per qualcosa che non li vale, ma creare valore: vogliamo investire su strutture e settore giovanile, in modo da dare vita alla società per decenni. Ai triestini chiedo solo di scegliere questa filosofia: se la capiscono, allora andremo all'asta».
Doveroso ricordare che la presentazione sul web con tanto di vendite di magliette e abbonamenti futuri, ha creato malumori e ironie. «Ma quella era una provocazione - spiega Clarain - non vogliamo certo soldi dai triestini: era una strategia per far capire cosa non esiste oggi e cosa invece potrebbe esistere domani. È incredibile che non si possano comprare dal web magliette, biglietti e abbonamenti per la Triestina».
Il francese insiste poi su strutture e settore giovanile: «Senza quelli non si fa niente, servono progetti in tal senso. C'è un buco che vogliamo colmare. La Triestina attuale vale zero, non si trova nemmeno sul web. Lo stadio Rocco, il cui terreno vorremmo ibrido erba-sintetico, è bellissimo, ma com'è adesso non è usufruibile dalle famiglie. Inoltre vogliamo fare del campo del Ponziana la casa della Triestina, un luogo di vita continua per tutta la settimana. Questi sono gli investimenti che creano valore e che il mio gruppo è pronto a fare subito. Come budget iniziale, stimiamo circa 1,5 milioni di euro».
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