Triestina, i conti tornano grazie ai milioni australiani

TRIESTE A quattro giorni dalla dead-line dell’iscrizione alla C le voci sulle defezioni di tante società si rincorrono. È successo così l’anno scorso e negli anni precedenti. Perché al di là di tutto la terza serie è un torneo economicamente insostenibile.
La Triestina in questo senso sta bene e nel corso della stagione ha superato tutti i controlli. Ma la situazione è sana perché il socio unico e presidente triestino-australiano Mario Biasin, assieme a Mauro Milanese, provvede costantemente a foraggiare le casse alabardate. Perché il giocattolo preso esanime due anni or sono dalla curatela (456.000 euro nel complesso) ripartendo da zero, per diventare una realtà di serie C in grado di competere e con un vivaio, è stata necessaria un’iniezione superiore ai 3 milioni di euro.
I triestini strabuzzeranno gli occhi ma a tanto ammonta il finanziamento socio arrivato in più tranche dall’Australia. I conti sono abbastanza precisi e impietosi. Per la cavalcata in seconda posizione e con il festoso successo nei play-off della D contro la Virtus Vecomp è stato necessario iniettare circa 700 mila euro. Per il ripescaggio tra i professionisti la Triestina ha sborsato alla quasi mezzo milione a fondo perduto. Nell’ultima stagione, quella del ritorno ai professionisti, i costi complessivi hanno superato i 4 milioni di euro mentre i ricavi sono stati di circa 1,5 milioni.
Lo sbilancio finanziario di 2,5 milioni è stato coperto dal socio unico Biasin. Tutte cifre che saranno messe nero su bianco sul bilancio di chiusura esercizio al 30 giugno. Nel dettaglio gli stipendi dei calciatori hanno un costo industriale di quasi due milioni, ai quali va aggiunto un mezzo milione per lo staff. E non che gli stipendi siano da nababbi. Tra le imposte e la previdenza un ingaggio da 50 mila euro annui costa all’azienda (come a tutte le imprese italiane che operano nella legalità) una cifra superiore ai 100 mila.
Poco meno di 2 milioni sono le altre spese, impiegate in gran parte per far funzionare il settore giovanile, ma anche per i costi per servizi esterni (trasferte, campi d’allenamento, il Rocco e gli steward).
Alla voce entrate, costituite da abbonamenti, spettatori a partita, main sponsor e inserzionisti pubblicitari, minimi contributi federali, quote per l’iscrizione dei ragazzi ai settori giovanili il fatturato è stato di circa 1,5 milioni. Milanese vuole strutturare la società con investimenti che durino nel tempo (foresteria, campi di allenamento, immobili) perché l’obiettivo sempre dichiarato da Biasin è quello di raggiungere in un paio di stagioni il pareggio di bilancio.
Per farlo c’è la necessità di uno sforzo comune da parte delle istituzioni, delle imprese de territorio e di quelle che possono intravvedere la Triestina come un veicolo per il loro business, dei cittadini (e non solo dei soliti inesauribili tifosi).
Perché l’esistenza della Triestina e la possibilità di affrontare serenamente la stagione agonistica nell’anno del Centenario è legata all’investimento operativo di Milanese e finanziario di Biasin. Così è, ma così non potrà essere in eterno.
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