Una quarantina di casi e 10 rinvii l’effetto Covid sui team triestini

A parte la Triestina, non si gioca dal 25 ottobre. Fermi basket, pallamano e pallanuoto. Bergagna (Medici sportivi): «Più testati gli atleti di vertice»

TRIESTE

L’emergenza Covid non è andata leggera con lo sport triestino. Quasi una quarantina di positività complessive e dieci partite rinviate, prendendo in esame le quattro principali realtà sportive: Triestina, Allianz Pallacanestro Trieste, Pallamano e Pallanuoto Trieste. Tutto questo in un paio di settimane.

Triestina a parte (nonostante i dieci casi ha dovuto saltare solamente la trasferta a Gubbio), per il resto è da quasi un mese che non si assiste a Trieste a un evento agonistico. L’Allianz è ferma dal 25 ottobre scorso, il giorno della sconfitta interna contro l’Happycasa Brindisi. A causa delle positività di giocatori delle formazioni avversarie, i biancorossi hanno visto rinviare i successivi confronti con Cantù, Reggiana e Umana Venezia mentre in seguito al contagio nel proprio gruppo squadra chiedono il rinvio della partita con Treviso in programma sabato sera all’Allianz Dome.

La Pallamano Trieste è ferma dal 24 ottobre, sconfitta dall’Eppan. Fino a quel momento era l’unica formazione a non essersi mai fermata. Da allora non ha più disputato un incontro, tra due rinvii, un turno di riposo imposto dal calendario e la pausa per la Nazionale.

Ancora peggio è andata alla Pallanuoto Trieste: i campionati di serie A1 sono cominciati ma i ragazzi di Bettini e le orchette di Ilaria Colautti non sono ancora scesi in acqua. Sono stati registrati complessivamente una decina di casi tra maschi e femmine (la società ha deciso di non rendere noto un numero definito) con tre partite rinviate.

Quasi paradossale il caso dell’Allianz. Per ritrovare il clima partita e reagire ai tre stop forzati nei giorni scorsi erano state disputate partitelle in famiglia. Manca naturalmente la riprova ma potrebbe essere stata proprio quella - con contatti più ravvicinati e frequenti - l’occasione più a rischio contagio. Domani i pochi giocatori risultati negativi e lo staff si sottoporranno a una nuova serie di tamponi sperando di poter riaprire le porte dell’Allianz Dome agli immuni per riprendere il lavoro individuale.

IL MEDICO SPORTIVO Paolo Bergagna, presidente dell’Associazione dei medici sportivi, è l’interlocutore più qualificato per fare il punto della situazione. Quasi una quarantina di casi in un paio di settimane e 10 rinvii sono numeri che fanno impressione....«Sono numeri che fanno effetto ma c’è una spiegazione: nello sport di vertice gli atleti sono sottoposti a controlli molto più frequenti, devono sottoporsi a tamponi regolarmente e di conseguenza i casi vengono immediatamente ravvisati. Nella quotidianità, fuori da questo contesto, ci sono positività asintomatiche che non sono sottoposte a verifiche e di conseguenze contribuiscono al contagio» spiega il dottor Bergagna.

Il responsabile dei medici sportivi mette in guardia chi pensa a una ripresa agevole uscito dalla positività. «Prima di tornare a giocare un atleta deve riottenere l’idoneità agonistica: esami del sangue, radiologici, test cardiologici e sottoporsi a una visita da un pneumologo. Andiamoci piano, chi esce dal Covid non può pensare che l’indomani torna subito a giocare».

La decisione di aver sospeso l’attività dilettantistica del calcio e dei campionati minori di basket e volley trova lo specialista triestino completamente d’accordo. «Non ha senso continuare se non ci sono le condizioni per effettuare controlli costanti e allenarsi in sicurezza. Attenzione: non sto dicendo che quegli sportivi devono fermarsi, anzi. Gli allenamenti sono necessari per mantenersi in forma ma vanno fatti in solitario, almeno finchè non si sarà conclusa questa guerra contro un nemico invisibile». —



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