Una squadra «riverniciata» da Maran

Con una sola mossa, la prima, Stefano Fantinel, lo scorso giugno ha cambiato tutto. La scelta di affidare la panchina a un ottimo navigatore come Rolando Maran, un allenatore finora poco fortunato ma dalle potenzialità inespresse, si è rivelata azzeccata. Non lo dicono tanto i risultati che in questo periodo vanno presi con il beneficio d’inventario quanto il clima e la nuova mentalità che si sono creati all’interno della squadra. Nessuno ha la bacchetta magica ma per pilotare una Triestina spesso anarchica e dispersiva dello scorso anno, ci voleva un allenatore credibile, di polso e pieno di entusiasmo.


E così nel breve volger di due mesi, tutto quello che era vecchio e logoro è diventato quasi nuovo. E’ come se nel ritiro di Ravascletto Maran avesse dato una completa riverniciata a una squadra che aveva perso smalto, fiducia e colorito. L’allenatore trentino si è portato dietro due giovani e capaci professionisti come il vice Maraner e il preparatore atletico Bellè, i quali lo hanno aiutato a ristrutturare un’Unione che, per quanto riguarda gli uomini, non ha cambiato pelle malgrado alcuni innesti. Ora non si fanno più sconti a nessuno. Chi non è in sintonia con questa filosofia di lavoro o non è al meglio della condizione quest’anno resterà fuori. Non ci sarà più nessun consiglio degli anziani a condizionare le scelte dell’allenatore. Il gruppo sembra aver assorbito bene le nuove regole.


Della cura Maran al momento stanno traendo giovamento tutti quei giocatori come Graffiedi e Testini, tanto per fare due esempi eclatanti, che la scorsa stagione avevano fornito un rendimento inferiore alle aspettative. Tutti adesso si sentono maggiormente coinvolti, tutti in campo quest’anno sono disposti a darsi una mano senza più mandarsi al diavolo. E questo è il punto di partenza della Triestina - che come ammette il suo presidente - ha perso un anno per scelte sbagliate, allenatori cambiati e stadio non a norma. Sulle prime il mercato dell’Unione sembrava tutt’altro che esaltante. Ma il disegno in realtà era ben chiaro ed era quello di migliorare il più possibile la qualità in ogni reparto. De Falco e Ferrari sembrano esserci riusciti anche se l’ultima parola spetta al campo. Non bastano due partite per far gridare al miracolo. Tuttavia con gli inserimenti di Milani a destra e del veloce Mezzano al centro, la retroguardia è sicuramente migliorata.


Il centrocampo pare il reparto più robusto dell’Alabarda, specie quando Maran schiera tre uomini lì in mezzo: nonostante i suoi 34 anni Piangerelli ha dato brio e copertura al centrocampo. Con Gorgone forma un’ottima coppia di mediani per la categoria cosicchè Allegretti ha più libertà di fare il regista. Anche la batteria di esterni si è arricchita con gli arrivi di Sedivec e Antonelli. Rimane l’incognita dell’attacco: Della Rocca non è ancora pronto e comunque non è mai stato un bomber mentre il giovane uruguagio Granoche è ancora acerbo. Questa B, dopo l’uscita di scena di Juve, Napoli e Genoa, ha tante buone squadre che si candidano per la promozione ma non ci sono più extraterrestri. Questo significa che con un piccolo sacrificio, per portare a Trieste una punta dal gol facile, l’Unione potrebbe tentare l’arrampicata ai play-off. Bomber o no bomber, comunque questa Alabarda romperà le scatole a tutti.

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