Unione sull’orlo del baratro ma salvarla non costa troppo

Il progetto tecnico-sportivo è abortito ma con la rinuncia alla buonuscita per evitare i rischi del fallimento restano da pagare i debiti. Il Tribunale però dovrebbe certificarli
Di Ciro Esposito
Foto BRUNI 01.11.15 Calcio:Triestina-Montebelluna
Foto BRUNI 01.11.15 Calcio:Triestina-Montebelluna

TRIESTE. In campo l’Unione prende quattro gol in 50’. Fuori dal campo il presidente Pontrelli, per la prima volta, esterna che è pronto a cedere la società senza buonuscita quando fino all’annuncio aveva stimato il suo benefit in 200 mila euro. Sono le due facce della stessa medaglia. Da una parte i giocatori che, come già successo con il Calvi Noale, a Tamai e in parte con il Venezia in Coppa, non riescono a stare dentro la partita. Dall’altra una società o meglio un presidente-proprietario che vorrebbe andarsene.

La prestazione della squadra non sorprende più di tanto. Per quanto deprimente e mortificante sia il film visto al Rocco succede spesso che quando saltano le relazioni tra giocatori, allenatore, società e tifosi, di fronte a un momento di difficoltà agonistica il gruppo si smaterializzi. A Trieste è successo anche in passato.

È abbastanza evidente che non ci sia stata malafede (anche perché nel secondo tempo c’è stata una timida reazione) da parte dei giocatori ma questo poco importa.

Questa Triestina ha dimostrato ieri di non saper stare in campo. L’indifferenza stizzita del presidente rispetto a questo approccio e la presenza in un angolo di Lotti non lasciano spazio a soluzioni a breve.

Eppure le prestazioni e i risultati della squadra con il mantenimento della D sono l’unico minimo patrimonio rimasto. Altrimenti Pontrelli cosa vende se vuol vendere?

Eppure a breve urge un chiarimento sulla sostenibilità attuale e sulle prospettive future. Da qui al 30 novembre (data ultima fissata dal giudice per il piano di concordato) senza una svolta si arriverà al collasso.

Dopo gli errori della scorsa stagione, da metà luglio a metà settembre Pontrelli aveva dato un assetto al progetto anche se senza l’apporto dei tifosi. Da un mese e mezzo la situazione è precipitata e questo è già un fallimento di Pontrelli al di là del default economico già ereditato dalle gestioni precedenti e tamponato a fatica con le risorse di Di Piero.

Dei vari gruppi che si sarebbero fatti vivi con la proprietà nessuno esce allo scoperto nè uscirà, ammesso che abbia le risorse, fino a quando la situazione non sarà delineata: l’entità del debito può essere definita ormai solo dal Tribunale, la richiesta di royalties di Pontrelli dipende da lui anche se a quanto dice dovrebbe essere pari a zero. Sullo sfondo ci sono anche i denari “prestati” da Di Piero all’Unione. Come rientreranno o usciranno da questa partita?

Il proprietario ha dichiarato che un solido gruppo romano è impegnato nella “due diligence” della società.

Insomma ce n’è per tutti ma il tempo stringe. Sulla carta, a meno di dietro-front di Pontrelli, l’Unione non costa troppo (meno di mezzo milione più la gestione corrente) per chi volesse fare un progetto serio. Il fallimento tecnico-sportivo è evidente specie con una squadra depotenziata e demotivata. Dopo le epurazioni delle ultime settimane domenica in panca sono andati anche i due “sindacalisti” (Piscopo e Zanardo da oggi sono congelati), il gruppo ha preso le distanze dalla proprietà, alcuni dei giocatori più giovani nei prossimi giorni potrebbero decidere di tornare a casa. E poi c’è un tecnico da tutti stimato sul piano umano ma che era stato scelto per essere il responsabile di un settore giovanile che non c’è.

Il fallimento societario che è un’altra prospettiva per nulla remota invece non è stato ancora decretato. Se si dovesse concretizzare sarebbe una sciagura per l’immagine della Trieste calcistica e non solo.

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