Vince Lorenzo ma Valentino è risorto

QATAR. La logica? Alle ortiche, per favore. La ragione? Domani, domani. Oggi, godiamoci il piacere della emozione, del brivido, del fiato corto, del cuore in gola.
La F1 è stata costretta a modificare le regole per ricreare quella emozione che pareva persa; al Motomondiale è bastato restituire a Valentino la sua Yamaha, ed invitare Marc Marquez al tavolo dei grandi, per regalare attimi palpitanti, ed una gara che rimarrà nella storia. Ha vinto Lorenzo (unica concessione alla logica) ma la passione, la storia, la ragione per ricordare questa gara anche a distanza di vent'anni, sta nella prestazione di Vale e Marc.
Il vecchio ed il bambino; il grande campione che sarà forse sul viale del tramonto, ma un viale così lungo che la fine non si vede. Il bambino, che sorride sempre (dovrebbero istituire un premio, per il fotografo che per primo lo inquadrerà con la faccia scura) che, come Rossi, in pista è duro, tosto, spietato quando serve. Il ragazzino che, gli anni scorsi, correndo nelle classi minori, portava con sé, nel cuore, l'immagine di un sorpasso: quello con cui Valentino aveva messo in ginocchio, al Cavatappi (una curva con un nome che già invita al brindisi) Casey Stoner.
Marc non ha mai avuto dubbi, in proposito: a dispetto di coloro che hanno ritenuto (anche Stoner) quel sorpasso come effettuato sul filo della scorrettezza, lui ha sempre ribattuto che non solo si fanno, quelle cose, ma che sono anche il marchio del campione. E, da grande, piccolo campione quale è, ha cercato di infilare la leggenda vivente della moto proprio con sorpasso da duro, a gomiti larghi. Non ci è riuscito solo perché l'altro era “quell'altro”. Dice un vecchio proverbio inglese: you cannot teach new tricks to an old dog”. Non si possono insegnare nuovi trucchi ai cani vecchi. Ma a questo “old dog”, bastano gli “old tricks”. E mica perché gli young boys siano delle pippe (wanks).
È che Vale è ancora Vale, evidentemente. Quando, emigrando da Honda a Yamaha, contro il pronostico della stragrande maggioranza, aveva vinto già alla prima gara, a Welkom (Sudafrica). Ci è mancato poco che replicasse anche qui, ancora in Yamaha, ma tornando in patria dopo l'esilio in Ducati.
Ah, sì. Ha vinto Jorge Lorenzo. Che è un grande. Ma davvero. Basta pensare che lo scorso anno, o ha vinto, o è arrivato sul podio. Sempre. Ha ripreso allo stesso, identico ritmo ritmo. Ma quest'anno ha un avversario in più. E proprio in casa.
Hanno partecipato: Cal Crutchlow, che ha fatto miracoli siano a pochi giri dal termine quando, per tentarne uno davvero grosso (reggere il passo di Vale, Pedrosa e Marquez) ha infilato un dritto. Daniel Pedrosa che, andando (come al solito, qui in Qatar) male nelle libere, si è poi presentato decisamente più in forma il giorno della gara. Andrea Dovizioso: settimo a 24 secondi (un distacco consueto, per Ducati, negli anni scorsi, quando andava bene). Ha però dimostrato, nelle libere e nella qualifica, che lui c'è. E che la Ducati, lavorando, ci può essere.
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