Cento anni fa abbattuto un dirigibile a Merna

In completa avaria, quel 5 maggio fu bombardato dagli austro-ungarici. Equipaggio carbonizzato

La mattina del 5 maggio di cento anni fa gli ufficiali dell’esercito austroungarico celebrarono con tutti gli onori militari al cimitero di Rence i funerali dell’equipaggio del dirigibile italiano abbattuto il giorno prima nei cieli di Merna. È una pagina di guerra e di rispetto dal sapore antico e dai toni cavallereschi quella che esce dai libri di storia a un secolo di distanza. L’episodio, poco noto, riguarda il dirigibile M4 realizzato tra la fine del 1914 e l’agosto dell’anno seguente tra Mirafiori e Campi Bisenzio.

Di stanza a Casarsa dal novembre 1915, rimase a lungo inattivo a causa delle condizioni atmosferiche avverse. Per quattro mesi l’equipaggio comandato dal capitano Giovanni Battista Pastine dovette limitarsi solo a qualche ascensione d’addestramento. Alla fine di aprile il cattivo tempo fece fallire la prima azione di bombardamento. Nella notte del 4 maggio il dirigibile prese invece quota con obiettivo il campo di aviazione nemico di Aisovizza. Sganciata una tonnellata di bombe, sulla via del ritorno, l’M4 venne scoperto sopra i cieli di Gorizia. Alla deriva per un guasto o per mancanza di carburante, venne attaccato e colpito ripetutamente dall’aviazione nemica e da terra. Un incendio con fiamme alte duecento metri fece precipitare l’aeronave e tutto l’equipaggio morì nel rogo. L’assenza di sopravvissuti avrebbe impedito di ricostruire la fine del dirigibile, ma l’11 maggio successivo l’aviazione nemica lasciò cadere sulle linee italiane un messaggio con il quale veniva reso omaggio alle vittime.

«Gli ufficiali aviatori austro-ungarici – era scritto – rendono noto che sul dirigibile italiano incendiato presso Merna il 4 maggio 1916 alle ore 5 antimeridiane trovarono la morte da eroi nel fedele compimento del loro dovere il capitano del Genio Umberto Casella, idem Giovanni Pastine, idem Giorgio Coturri, il motorista Aristide Berardi ed altri due viaggiatori di cui fu impossibile l’identificazione a causa della completa carbonizzazione dei corpi (il capitano Giuseppe Pasquali e il sergente maggiore Riziero Rapanelli, ndr). I sottoscritti comunicano che in cavalleresco riconoscimento del loro valore i sunnominati vennero sepolti il mattino del 5 maggio alle ore 7 nel cimitero militare di Ranziano. Sulla tomba venne posta una corona del Comando di Divisione». Altri dettagli sarebbero stati raccontati più tardi in una lettera del capitano Benno Fiala von Fernbrugg, futuro asso dell’aviazione austro-ungarica che, dal suo Brandeburg, sparò un centinaio di colpi, una trentina dei quali incendiari. Oggi una parte della mitragliatrice del dirigibile M4 è esposta al museo della Scienza e della tecnica di Milano, mentre i resti del comandante Pastine si trovano all’Ossario di Oslavia.

Stefano Bizzi

Riproduzione riservata © Il Piccolo