Nella comunità cinese di Trieste scatta l’autoquarantena contro il coronavirus

TRIESTE «Ci serve riso, pane, latte, yogurt, farina, patate, salame, patatine, tofu, verdure». Ricevuto il messaggio su Whatsapp, il giovane cinese delegato alla spesa prende il motorino, compra i beni di prima necessità e lascia le borse sullo zerbino, di fronte alla porta. All’orario di pranzo e di cena. Non c’è contatto tra chi si trova in casa e l’improvvisato fattorino. Che poi tanto improvvisato non è, vista la perfetta macchina organizzativa messa in piedi dalla comunità cinese di Trieste per aiutare i connazionali in autoquarantena. Sì perché, da una settimana, quindici cinesi residenti in città hanno deciso da soli di rinchiudersi nei propri appartamenti per due settimane per escludere ogni possibilità di contagio da coronavirus.
Si tratta di persone tornate in patria per il Capodanno e rientrate in regione attorno al 31 gennaio, prima cioè che scattassero i protocolli di controllo negli aeroporti per i passeggeri provenienti dall'Estremo oriente. Di lì la scelta di sottoporsi ad un altro periodo di isolamento, in via precauzionale. «Finora nessuno ha manifestato sintomi strani», assicurano i diretti interessati, che sono per la maggior parte dipendenti di negozi e locali del centro cittadino.
E chi non ha avuto autonomamente l’idea di adottare questa “profilassi fai-da-te”, è stato invitato a farlo dai connazionali. All’interno della comunità triestina infatti si è costituito un gruppo di 34 persone che segue i casi potenzialmente a rischio, preoccupandosi di loro e recapitando a casa tutto il necessario. Un modello adottato anche a Udine, Gorizia e Pordenone, dove si sono attivate altre piccole comunità che vanno in aiuto di quanti devono rimanere isolati per circa due settimane.
Nel capoluogo giuliano i cittadini cinesi che hanno deciso di rimboccarsi le maniche per questa “missione”, sono tutti volontari. Di mestiere gestiscono invece diverse attività in centro città, dai negozi di prodotti per la casa ai ristoranti. Ad aiutarli c’è un giovane che, essendo al momento disoccupato, si è messo a disposizione per le consegne. Quando però ci sono da portare 10 chili di riso, ecco che qualcun altro viene in suo soccorso. Nei pacchi di alimenti vengono inseriti anche specifici prodotti igienizzanti.
«Abbiamo chiesto in farmacia cosa acquistare per sanificare gli ambienti - raccontano dal gruppo solidale -. Ci hanno consigliato l’Amuchina gel per le mani e spray da vaporizzare in bagno, su lavandino e wc, da far asciugare senza l’utilizzo di stracci o spugne. Istruzioni che poi spieghiamo con precisione alle persone a cui portiamo a casa la spesa. Tra oggi e domani (ieri e oggi, ndr), per la festa delle Lanterne (che chiude il Capodanno cinese), ai connazionali in quarantena abbiamo fatto pervenire loro anche i dolci tipici che si preparano in questa occasione. Vogliamo evitare il più possibile che il virus arrivi qui a Trieste».
Le persone che devono osservare il periodo di isolamento, non mettono il naso fuori dalla porta. Per chiedere qualcosa utilizzano le chat dei social network o fanno direttamente una chiamata. Su Whatsapp sono stati creati ad hoc due gruppi di conversazione, aperti solo agli organizzatori e a chi si trova in isolamento. Per affrontare le spese per l’acquisto di alimenti e altre cose necessarie alla sopravvivenza, i 34 volontari hanno avviato una colletta, raccogliendo circa 2 mila euro.
Denaro che serve anche per pagare l’affitto di un appartamento nel quale ospitare eventualmente chi dovesse essere allontanato da altri familiari magari non partiti per la Cina. Tra Muggia e Capodistria, per esempio, è stato individuato un immobile dove si trovano al momento sette persone. Qualcun altro invece a Trieste non ci è mai arrivato. Si è fermato nei dintorni di Venezia, dopo essere sbarcato all’aeroporto Marco Polo vicino alla laguna, per trascorrere da quelle parti il periodo di quarantena. —
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