Un biglietto, una scatola e poi i libri: a Trieste il book sharing diventa condominiale

TRIESTE Un’intuizione, un biglietto, una scatola e una manciata di libri. Ricorrendo a questi quattro semplici ingredienti Nicoletta Pinesich si è inventata un «book sharing di condominio». Un modo creativo per conoscere un po’ meglio i propri vicini, in un momento storico in cui tutti trascorrono lunghe ore tra le mura domestiche, e al contempo per riciclare ciò di cui non si ha più bisogno.
Nicoletta abita in un appartamento al terzo piano di uno stabile che si trova nella primissima periferia di Trieste, in una delle tante vie che si dipartono alle spalle di largo della Barriera vecchia. Assieme a lei vivono il compagno Massimiliano, il loro bambino nato due mesi e mezzo fa, un cagnolino e due conigli. Oltre alla loro, all’interno della palazzina ci sono poi altre tredici case. Altrettante famiglie, mononucleari oppure composte da più persone, che prese dal viavai quotidiano difficilmente hanno l’occasione di approfondire la reciproca conoscenza con chi sta soltanto a qualche porta di distanza.

Talvolta ci si incrocia per le scale oppure in ascensore. Spesso c’è chi arriva e c’è chi va, tra un trasloco e l’altro. L’idea del book sharing è nata durante il primo lockdown, ormai quasi un anno fa: «Un giorno ho detto al mio compagno “guarda, visto che siamo chiusi in casa e che abbiamo tanti libri adesso li prendiamo e li portiamo giù, con una scatola trasparente e un biglietto”», racconta Nicoletta. Sul biglietto c’è scritto: «Prendi e lascia libri, riviste, giornali, cd, dvd che non usi più e che possono piacere o interessare agli altri. Non sprechiamo e facciamoci compagnia!».
L’ispirazione è tratta ovviamente dai tanti progetti analoghi che si trovano in giro per il mondo come nella nostra città. È il caso ad esempio dell’ex fontana in piazzetta Santa Lucia (dietro piazza Hortis), all’interno della quale da anni ha preso vita un punto di book-crossing, in maniera apparentemente spontanea: passando si trova sempre qualche libro lasciato là da una mano anonima.
La peculiarità dell’iniziativa di Nicoletta è di avere un’impronta condominiale: «Ha preso subito piede – prosegue la giovane donna –. I primi volumi risalivano addirittura agli anni Cinquanta, provenienti da chissà quali scaffali. Sul fondo della scatola ci sono sempre almeno quattro o cinque pezzi. Con cadenza pressoché settimanale poi compaiono non solo nuovi libri ma anche riviste, puzzle e giochi per bambini. Ma anche giornali e quotidiani, che in questo modo dopo essere stati letti da qualcuno possono passare a qualcun altro».
E ancora: «All’interno del palazzo ci si conosce relativamente perché le famiglie sono tante, e alcune di passaggio. Ma con lo scorrere del tempo ciascuno ha iniziato a specializzarsi in un genere letterario, mentre noi mese dopo mese impariamo a riconoscerne i gusti. C’è un signore amante dei vini, con la moglie cuoca per passione: lasciano libri di cucina. Mio papà legge due o tre romanzi a settimana, perlopiù gialli o storici: una volta finiti, li porta qui. L’inquilino del primo piano ha le nipoti che a loro volta contribuiscono al book sharing. E così via. Una volta ci ha lasciato un libro pure la postina». —
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