A Monfalcone l’abbraccio tra l’ucraina Oksana e la russa Irina per l’8 marzo

Laura Blasich
Katia Bonaventura
Katia Bonaventura

MONFALCONE Oksana e Irina sono arrivate a Monfalcone entrambe all'inizio degli anni 2000. Fino a ieri le loro vite si erano sfiorate, inconsapevoli, in una città di quasi 30 mila abitanti. Nella Giornata internazionale della donna si sono ritrovate nella sala del Consiglio comunale, per iniziativa dell'amministrazione cittadina, per esprimere la loro speranza di pace.

Oksana Sukharnyk è ucraina: a Monfalcone è arrivata 18 anni fa per fare la badante, lasciando a casa un figlio ancora piccolo. Ora di anni Oksana ne ha 49 e teme per quel figlio che vive a Leopoli (L'viv) con la moglie e due bambine di 4 anni e 18 mesi. "Lì c'è anche mia madre", racconta Oksana, che vorrebbe a Monfalcone almeno i bambini e che ieri ha ringraziato per "quanto stanno facendo tanti Paesi, per quanto stanno facendo l'Italia e gli italiani per aiutare".

Otto marzo a Monfalcone: l'abbraccio fra l’ucraina Oksana e la russa Irina

"Non vogliono lasciare l'Ucraina, però - dice dei famigliari rimasti a Leopoli -. Almeno per ora. Li sento ogni giorno, ma sono tanto preoccupata. Non vogliamo del male a nessuno e non capiamo il motivo di questa guerra. Muoiono dei bambini e mi chiedo il perché. Spero finisca il prima possibile".

Irina, che di anni ne ha 46 e a Monfalcone vive con un figlio di 8 anni e la madre, in Italia è arrivata nel 2002. "Ho deciso di andare via, quando si è capito cosa sarebbe stato con Putin", ha spiegato ieri. "Ho la cittadinanza russa, ma sono nata in Ucraina, perché mia madre è ucraina - ha detto ieri, -. E' andata in Russia quando aveva 18 anni per lavorare e lì ha trovato mio padre, russo. Io sono a fianco del popolo ucraino che soffre, sono a fianco dei russi che sono contro questa guerra. Non siamo tanti questi russi, ma ci siamo. Chi si è dichiarato contro questo regime autoritario rischia la prigione e ci sono già tanti in prigione per aver scelto la strada della protesta non armata".

Irina, gli occhi lucidi, ha chiesto poi perdono al popolo ucraino "da parte dei russi che non hanno mai voluto questa guerra". Dopo aver raccontato la loro storia, Oksana e Irina ieri non si sono strette solo la mano, come le aveva invitate a fare il sindaco Anna Cisint, ma si sono calate in un abbraccio. "Noi vogliamo solo la pace e vivere tranquille", ha aggiunto Oksana.

Argomenti:crisi ucraina

Riproduzione riservata © Il Piccolo