Nei Balcani scatta il blocco dei Tir ai confini con l’Ue: «Danneggiati dai controlli digitali»

La protesta delle associazioni degli autotrasportatori dei Paesi extraeuropei: possibile blocco di sette giorni

La protesta dei camionisti nei Balcani
La protesta dei camionisti nei Balcani

Camionisti sul piede di guerra che, dopo aver atteso inutilmente un segnale da Bruxelles o almeno delle rassicurazioni, decidono di andare allo scontro frontale, bloccando decine di valichi doganali – quelli riservati ai Tir, le auto passano – tra Stati balcanici extra-Ue e i Paesi già membri dell’Unione europea. È lo scenario che ha iniziato a svilupparsi oggi sul “limes” tra Balcani occidentali e Unione europea, ai valichi di frontiera più importanti ma anche a quelli minori tra Paesi Ue e Bosnia, Serbia, Montenegro e Macedonia del Nord.

È qui che da oggi, 26 gennaio, si combatte la guerra tra i camionisti dei Balcani e Bruxelles. La miccia, ricordiamo, è l’applicazione della nuova tipologia dei controlli, leggi il Sistema di ingressi-uscite (Ees) che, dallo scorso autunno, ha imposto verifiche più precise con impronte digitali e dati biometrici per i viaggiatori extra Ue che entrano nell’Unione. L’Ees vigila pedissequamente anche sul rispetto della regola “90-180”, quella che permette ai cittadini dei Balcani extra-Ue di entrare nell’Unione senza visti e di rimanerci per turismo per un massimo di 90 giorni nell’arco di sei mesi.

Gli autisti di Tir, tuttavia, turisti non sono. E per lavoro sforano spesso da sempre il tetto. In passato si chiudeva un occhio o ci si arrendeva alla difficoltà di controllare con precisione l’effettiva permanenza nella Ue dei camionisti. Tutto è cambiato con l’Ees, che non sta provocando solo code e disagi alle frontiere, ma anche rigore eccessivo già ai valichi con i camionisti che hanno superato i limiti. Ma c’è di più.

I camionisti denunciano che svariati Paesi Ue, da alcuni mesi, avrebbero implementato i controlli di polizia anche all’interno dell’Unione, colpendo chi sfora con il fermo e l’espulsione forzata dalla Ue. Sarebbe questo il destino capitato a decine di camionisti balcanici, ha denunciato il consorzio degli autotrasportatori “Logistika BiH”. Gli effetti del mix sono esplosivi: «i camionisti rischiano il posto di lavoro, le imprese di trasporto di chiudere», ha denunciato il conducente macedone Filip Stojanov. «Ogni permanenza superiore ai 90 giorni su 180 viene considerata un comportamento illegale da parte dei guidatori» e da lì derivano svariati tipi di «sanzioni», che starebbero mettendo «a rischio la sopravvivenza» dei camionisti, ha confermato l’associazione serba “Medjunarodni Transport”.

Che ha ricordato che «senza camionisti», che non sono «migranti irregolari, criminali o terroristi», non c’è trasporto di merci, né di carburante, né di cibo o medicine – e si temono già ricadute negative in questo senso, nella regione. La pensano allo stesso modo le migliaia di camionisti che hanno iniziato a bloccare i terminal doganali: da Batrovci, sull’autostrada Belgrado-Zagabria, fino al valico di Gevgelija, tra Macedonia del Nord e Grecia, ma anche in porti-chiave come quello di Bar, in Montenegro, come in tanti valichi minori. E continueranno a farlo per almeno sette giorni. Oppure finché non verranno avviati negoziati con la Commissione europea. Nel frattempo, potranno oltrepassare il confine solo Tir che trasportino «medicine e animali vivi», è stato reso noto.

Tutto il resto rimarrà invece in coda, come segno di protesta, con il rischio di far «collassare le catene di rifornimento», hanno avvisato i camionisti. «Invitateci a negoziare, con l’obiettivo di trovare un compromesso entro i prossimi 60 giorni. Durante questo periodo, non arrestate i nostri autisti e non deportateli», l’appello lanciato da Nedjo Mandić, uno dei leader di una protesta destinata a far discutere, dentro e fuori i Balcani.

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