Il cantiere Scoglio Olivi di Pola venduto alla Turchia

A Kuzey Star il 97% delle quote dopo l’offerta da 12,5 milioni. Solo due le proposte pervenute, l’altra era di una società lussemburghese. Ora la sfida del rilancio

Valmer Cusma
Una delle manifestazioni degli operai di Scoglio Olivi per la salvezza del cantiere, negli scorsi anni
Una delle manifestazioni degli operai di Scoglio Olivi per la salvezza del cantiere, negli scorsi anni

Passa in mani turche lo storico cantiere navale Scoglio Olivi (Uljanik), un tempo vanto e orgoglio dell'industria navalmeccanica dapprima jugoslava e poi croata. La nuova proprietà è ora detenuta dalla società turca Kuzey Star, che al bando si è aggiudicata il 97% delle quote azionarie della società Uljanik Brodogradnja 1856 che ora gestisce lo stabilimento, con un'offerta vincolante da 12,5 milioni di euro. La proposta del gruppo turco ha superato la concorrenza della lussemburghese Mira Finance Capital Holding, l'unica altra realtà che ha partecipato al bando internazionale lanciato dal Centro croato per la ristrutturazione e la vendita (Cerp) che gestisce i beni dello Stato.

Sulla scelta della Kuzey Star ha influito in maniera determinante il piano di rilancio proposto per Scoglio Olivi. In linea con i vincoli del bando statale, l'acquirente si impegna a conservare l'attività cantieristica navale concentrandosi sulla costruzione, riparazione e manutenzione di navi e su strutture galleggianti sull'intera area in concessione. Sfruttando il proprio portafoglio clienti internazionale, il nuovo proprietario intende poi canalizzare verso i bacini dello Scoglio Olivi nuovi ordini di produzione e riparazione, integrando il sito croato con i propri stabilimenti in Turchia. Inoltre il piano prevede di portare a Pola nuovi bacini galleggianti e attrezzature industriali colmando i deficit tecnologici che avevano limitato l'operatività del cantiere negli ultimi anni. Va comunque detto che per la società turca i debiti e le perdite accumulate negli ultimi anni dallo stabilimento di Pola rappresenteranno un onere finanziario aggiuntivo di un certo peso. Oltre ai 12,5 milioni dell'offerta ci sarebbero infatti da saldare 20 milioni di euro di perdite registrate nell'ultimo quinquennio e circa 5 milioni di crediti a lungo termine.

L'operazione arriva al termine di un tormentato percorso di tentativi di privatizzazione falliti. Negli ultimi anni lo Stato croato aveva cercato a più riprese di cedere il sito industriale per salvarlo dal definitivo collasso finanziario. Solo nel recente passato si erano contati ben quattro tentativi d'asta andati completamente deserti o conclusi con un nulla di fatto. Nel giugno del 2026 Zagabria ha deciso di tentare l'ultima carta abbassando radicalmente la base d'asta a 11,08 milioni di euro (rispetto a un valore nominale di oltre 34 milioni), ma inserendo una clausola tassativa: l’obbligo inderogabile per l’acquirente di mantenere l’attività cantieristica navale.

La storia dello Scoglio Olivi affonda le radici nel 1856, quando la Marina militare dell’Impero austriaco scelse l’isolotto nella baia di Pola, originariamente coperto di alberi d'ulivo, per fondare il proprio arsenale principale. Con l'inaugurazione ufficiale alla presenza dell'imperatrice Sissi, il cantiere divenne rapidamente uno dei più moderni d'Europa. Nel secondo dopoguerra, con il passaggio di Pola alla Jugoslavia socialista, lo stabilimento venne ribattezzato Uljanik e dai suoi scali nel tempo sono scese in mare enormi navi mercantili, petroliere e navi passeggeri destinate ai mercati di tutto il mondo. Un successo tecnologico e industriale proseguito anche dopo l'indipendenza della Croazia.

La crisi strutturale del settore, unita a gestioni complesse con strascichi giudiziari, ha portato il cantiere al collasso finanziario nel 2019. Malgrado i tentativi di rilancio e alcune commesse spot, come il varo di un bacino galleggiante nel 2024, la sopravvivenza dello stabilimento è rimasta legata alle garanzie statali. Ora dunque la svolta storica.

 

Riproduzione riservata © Il Piccolo