Insieme per la memoria, Italia e Croazia commemorano l’eccidio di Vergarolla a Pola
Autorità locali e italiane, istituzioni e parenti davanti al nuovo cippo che riporta per la prima volta i 64 nomi delle vittime identificate. L’emozione dei presenti e il monito di tutti per non cedere più alla cultura dell’oblio

La strage di Vergarolla, nel suo ottantesimo anniversario, è stata ricordata martedì a Pola da autorità locali e italiane insieme.
Si è navigato in barca verso Vergarolla - da una motonave è stata lanciata una corona di fiori - poi in cattedrale è stata celebrata la messa in italiano in suffragio dei defunti, con il coro della società “Lino Mariani”. Infine la comunità ha reso omaggio alle vittime davanti al nuovo cippo commemorativo.
Il monumento, collocato solo nel 1997, per quasi trent’anni è stato privo dei nomi delle vittime: ora sono incisi i 64 nomi delle persone identificate, anche se a perdere la vita il 18 agosto 1946 furono di più, circa un centinaio. Infine, con una delegazione di FederEsuli, dell’Associazione Comunità Istriane, in serata è stata inaugurata la mostra dell’Irci “La strage dimenticata. Vergarolla e il suo eroe Geppino Micheletti”.
Sono state le tappe dell’intesa giornata di commemorazione a Pola. «Ottanta anni fa il mare era rosso di sangue dei nostri cari, c’era un grande viavai dei camion militari con i nostri morti e feriti, si sentivano le urla di chi chiamava i propri cari». Sono state le parole di Lucia Bellaspiga, presidente dell’Associazione Italiani di Pola e Istria – Libero Comune di Pola in esilio, che poi ha letto i nomi delle 64 vittime identificate scolpiti sul nuovo cippo nel parco adiacente al Duomo. «Finalmente, dopo anni di richieste il cippo parla, ricordandoci i nomi dei morti».
Due gli interventi. Il primo, quello del sindaco di Pola Pedja Grbin, che ha definito la strage di Vergarolla la tragedia più grande nella storia di Pola. «Purtroppo - ha aggiunto - il dolore dei congiunti per la perdita dei loro cari è stato accompagnato dall’oblio degli anni successivi. Sulla cultura dell’oblio non possiamo edificare la nostra vita e la nostra convivenza, ma dobbiamo farlo sulla cultura della memoria».
Ha parlato quindi l’ambasciatore italiano a Zagabria Paolo Trichilo, il cui discorso è stato tradotto in croato. «Il dovere della memoria ci impone di tenere vivo il ricordo di quei fatti. Molti interrogativi rimangono sulle circostanze dell’evento e non esiste ancora una versione ufficiale e riconosciuta da tutti. La strage di civili innocenti resterà per sempre legata alla storia dell’esodo di cui essa fu un fattore molto significativo. Il dovere della memoria va accompagnato con quello di guardare al futuro tanto più in un contesto dove l’Italia e la Croazia sono Paesi amici, entrambe nella comune casa europea. A riguardo constato con soddisfazione i progressi fatti ultimamente. In primo luogo la città di Pola ha assunto l’organizzazione della commemorazione. Ciò significa che dopo tanti decenni la strage di Vergarolla fa parte dell’eredità storica di Pola».
Alla commemorazione sono intervenute autorità cittadine, della regione Istria, esponenti dell’Unione Italiana, dell’Università Popolare di Trieste, delle associazioni degli esuli (presente tra gli altri Renzo Codarin), del Circolo Istria di Trieste, degli antifascisti di Pola e dell’Istria. Da Roma è arrivato Daniele Rampazzo in rappresentanza del ministero degli Affari esteri.
Presente - unica parlamentare del Fvg - la senatrice del Pd Tatjana Rojc, che ha sottolineato che «ha un profondo significato, è giusto e meritorio porre un nuovo cippo con i nomi delle vittime note della strage di Vergarolla, perché dobbiamo ricordare ogni singola storia di quelle vite spezzate a tradimento. È anche un modo per risarcire almeno in parte la verità e la giustizia che mancano su quel delitto collettivo, chiedere perdono per le colpe di tutti quanti fecero prevalere la ragion di Stato facendo cadere l’oblio. Questa è ancora una ferita aperta nella coscienza delle genti adriatiche e specie degli italiani esuli e rimasti». Presente anche il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna, figlio di esuli polesani che abitavano proprio nella via in cui si è tenuta la commemorazione: «Un richiamo del sangue e della memoria» e per Gorizia «una presenza dal fortissimo valore istituzionale, storico e personale».
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