Tra Pola e Trieste il ricordo della strage di Vergarolla
Le cerimonie parallele per l’80° anniversario: messa in suffragio a San Giusto. L’omaggio al nuovo cippo su cui sono stati incisi i nomi delle 64 vittime identificate

Ottant’anni dopo la strage di Vergarolla, la memoria torna oggi a unirsi sulle due sponde dell’Adriatico. Le vittime dell’esplosione del 18 agosto 1946 saranno ricordate con due cerimonie parallele, a Trieste e a Pola, in una giornata che assume un significato particolare proprio per l’anniversario e per il nuovo cippo dedicato alle vittime, che sarà inaugurato ufficialmente nella città istriana.
A Trieste la prima strage dell’Italia repubblicana sarà ricordata, come ogni anno, grazie all'impegno della Lega Nazionale. Il programma prenderà il via alle 18 nella cattedrale di San Giusto, con la messa in suffragio delle vittime della strage.
La celebrazione sarà accompagnata dal Gruppo Archi “Lumen Harmonicum”, diretto dal maestro Marco Favento, che sarà anche al primo violino. Con lui suoneranno la maestra Silvia Pisana Reinotti al secondo violino, il maestro Giovanni Boscarato alla viola, il maestro Massimo Favento al violoncello e il maestro Marco Abbrescia al contrabbasso. All’organo, alla voce e alla direzione dell'orchestra ci sarà la maestra Alessandra Esposito. Al termine, la commemorazione si sposterà sul vicino colle di San Giusto, davanti al Monumento alle Vittime di Vergarolla, dove saranno deposte come di consueto le corone d’alloro.
Alla cerimonia è annunciata la presenza della vicesindaco di Trieste Serena Tonel e del consigliere regionale Giuseppe Ghersinich, in rappresentanza del presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin, oltre alle principali autorità politiche e militari. Seguirà l’intervento commemorativo del comandante Diego Guerin, presidente della Federazione Grigioverde e vicepresidente della Lega Nazionale. La cerimonia si concluderà quindi con l’esecuzione dell’ “Inno all’Istria”, accompagnato sempre dal Gruppo Archi “Lumen Harmonicum” e interpretato da Paolo Venier, Paolo Canziani e Graziano Pecorella.
Il momento centrale delle celebrazioni dell’ottantesimo anniversario sarà però a Pola, dove il ricordo tornerà nel luogo stesso della tragedia. Quest’anno il programma è stato spostato al pomeriggio, finendo con il coincidere con le celebrazioni triestine, e prenderà il via alle 17 con l’uscita in barca verso la zona della spiaggia di Vergarolla, teatro dell’esplosione che il 18 agosto 1946 provocò la morte di oltre cento persone.
Alle 18, al rientro, nella cattedrale sarà celebrata la messa in lingua italiana. Al termine della funzione la comunità si sposterà accanto alla cattedrale per l’omaggio alle vittime davanti al nuovo cippo commemorativo. Il monumento, posizionato originariamente solo nel 1997, per quasi trent’anni era rimasto privo dei nomi delle vittime. Da oggi il nuovo cippo riporta invece incisi i 64 nomi delle persone identificate sul posto o nei giorni immediatamente successivi all’esplosione. Sarà proprio la presenza di quei nomi a caratterizzare la commemorazione dell’ottantesimo anniversario.
A questo avvenimento non mancheranno i rappresentanti delle principali associazioni degli esuli giuliano-dalmati. A Pola - dove ci saranno sindaco e vicesindaco della città istriana - sarà presente infatti una delegazione composta, tra gli altri, dal presidente di FederEsuli Renzo Codarin, dal presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane di via Belpoggio, Fabio Tognoni, dal sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna e dal vicepresidente di FederEsuli, Davide Rossi.
Una presenza significativa, che sottolinea ancora una volta quanto Vergarolla rappresenti sempre di più una celebrazione condivisa fra esuli e “rimasti”. La giornata si concluderà alle 19, quando sempre a Pola alla Galleria civica di via Kandler sarà inaugurata la mostra documentaria organizzata dall’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata (Irci), dal titolo “La strage dimenticata. Vergarolla e il suo eroe Geppino Micheletti”. Un’esposizione che riporta al centro non soltanto la tragedia, ma anche la figura del medico dell’ospedale di Pola che, dopo aver perso i due figli nell’esplosione, continuò per ore a soccorrere e operare i feriti.
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