Fiume, simboli ustascia su immobili e bancarelle: stretta del Comune
Il Consiglio municipale di Fiume, retto da una coalizione centrista, ha approvato l’emendamento della sindaca Iva Rinčić relativo alla delibera sulla fruizione degli spazi pubblici e degli immobili di proprietà del Comune di Fiume

Doveva essere detto basta e basta è stato detto. Il Consiglio municipale di Fiume, retto da una coalizione centrista, ha approvato l’emendamento della sindaca Iva Rinčić relativo alla delibera sulla fruizione degli spazi pubblici e degli immobili di proprietà del Comune di Fiume, emendamento che vieta l’esposizione di simboli ustascia, fascisti e nazisti su bancarelle e immobili che appartengono alla municipalità fiumana.
L’approvazione è stata firmata non solo dai consiglieri dell’alleanza centrista, impostasi alle amministrative del 2025, ma anche da esponenti del centrosinistra, dei partiti regionalisti e del centrodestra.
Nel contesto citiamo l’Accadizeta e il partito Most (in italiano Ponte), i cui rappresentanti hanno votato a favore della proposta della sindaca Rinčić, espostasi pubblicamente contro la simbologia ustascia e contro l’atteggiamento degli ultrà dell’Armada, i tifosi della squadra locale del Rijeka calcio, non nuovi a episodi di intolleranza e incitamento all’odio e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Nell’emendamento della Rinčić, accettato senza alcun voto contrario, si rileva che negli spazi di proprietà del Comune fiumano vanno rispettati i dettami della Costituzione croata, i diritti umani e la dignità dei cittadini.
Se dovessero esserci violazioni alle nuove regole, la Città di Fiume potrà rescindere il contratto, a prescindere dalla sua durata e impedire in futuro che il fruitore della bancarella o dello spazio comunale in questione possa firmare un nuovo contratto. Il giro di vite ha avuto origine dopo che l’anno scorso su uno stand lungo il Corso si vedevano chiaramente adesivi con contrassegni ustascia, il che aveva scandalizzato la maggioranza dell’opinione pubblica fiumana. Giorni fa, la sindaca Rinčić si era rivolta con un comunicato agli appartenenti all’Armada, affermando che «non si possono in nome del tifo glorificare regimi responsabili della morte di migliaia e migliaia di innocenti, come nel caso degli ustascia del gerarca Ante Pavelić».
Rinčić si era ricollegata all’episodio di alcuni giorni fa, quando in occasione dell’inaugurazione di un murale nel rione orientale di Vežica, dedicato al Rijeka calcio e alla Repubblica di Croazia, quelli dell’Armada avevano intonato la canzone Jasenovac e Gradiška Stara, che ricorda i due campi di sterminio, dove durante il secondo conflitto mondiale gli ustascia uccisero un numero imprecisato ma sicuramente molto alto di serbi, rom, ebrei e croati comunisti e antifascisti. La sindaca aveva invitato i sostenitori a privilegiare sport, tifo e passione, abbandonando definitivamente ogni forma di estremismo e di odio.
Intanto è stata rinviata a giudizio la donna di 41 anni che aveva diffuso – sulle reti sociali – la canzone Jasenovac e Gradiška Stara. Dovrà rispondere del reato di istigazione all’odio e alla violenza. Rammentiamo che l’organizzatore dell’evento a Vežica, cittadino croato di 31 anni, è stato condannato a pagare una multa di 700 euro.
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