Kosovo nel caos istituzionale: spunta il candidato super partes Sejdiu, ma la fronda fa tremare l'accordo

Intesa lampo tra il premier Kurti e l'opposizione per eleggere l'ex giudice costituzionale. Ma sei franchi tiratori minacciano di far saltare il quorum e rinviare il Paese alle urne

Stefano Giantin
Albin Kurti, primo ministro del Kosovo
Albin Kurti, primo ministro del Kosovo

Prima un’inaspettata fumata bianca, dopo quasi due anni di profonda crisi politica e istituzionale, segnale all’insegna dell’ottimismo e della riconciliazione tra “nemici”. Che faceva pensare all’imminente archiviazione di mesi e mesi di tensioni e instabilità, grazie all’emersione del nome di un candidato super partes per la poltrona di presidente. Poi, a stretto giro di posta, la “fronda” di un pugno di deputati, che mettono i bastoni tra le ruote a un’intesa che pareva ormai solida. Facendo forse crollare il castello di carte.

Accade in Kosovo, Paese balcanico che ormai sta battendo tutti i record sul fronte dell’instabilità istituzionale, impelagato in una crisi politica che dura dalle elezioni del febbraio 2025. Pristina è passata attraverso tre consultazioni parlamentari in meno di 18 mesi senza riuscire a ritrovare una stabilità istituzionale duratura, fiaccata da sterili tentativi di eleggere un nuovo presidente della Repubblica.

Dopo tante tempeste, il sereno: era questo il quadro che sembrava concretizzarsi nei giorni scorsi, dopo l’annuncio di un importante accordo tra Vetëvendosje, vincitore alle urne anche all’ultima tornata del 7 giugno, guidato dal premier uscente, Albin Kurti, e la Lega Democratica del Kosovo (Ldk), il terzo maggior partito, oggi all’opposizione. I negoziati «non sono stati facili, ma entrambe le parti hanno concordato di puntare su un candidato comune» per la presidenza della Repubblica – la via per sbloccare l’impasse - aveva annunciato solo lunedì il leader dell’Ldk, Lumir Abdixhiku, affiancato in conferenza stampa dallo stesso Kurti. «Alla fine, abbiamo deciso di puntare sul professore Bekim Sejdiu», aveva svelato Abdixhiku, con il diretto interessato che aveva fatto sapere a stretto giro di accettare la candidatura, definendo la mossa di Vv e Ldk «un grande segno di fiducia e un onore».

Chi è, Sejdiu? Ex giudice della Corte costituzionale e già diplomatico, 51 anni, oggi è fra i giuristi più autorevoli in Kosovo, oltre che docente di Giurisprudenza. «Malgrado le mie ambizioni fossero quelle di continuare nella sfera accademica, mi metto al servizio della Repubblica, dei suoi cittadini e dello Stato», ha aggiunto Sejdiu.

Scelta, quella del giurista, che sembrava dovesse risolvere la profondissima crisi in corso, nella quale la mancata scelta del nuovo presidente – la poltrona è occupata ad interim da Albulena Haxhiu – è stata fra le cause principali della fine della scorsa legislatura. Dopo le nuove elezioni del 7 giugno, infatti, il Kosovo era sprofondato ancora una volta nella solita palude, senza che si riuscisse a inaugurare neppure il nuovo Parlamento, a scegliere il suo presidente e tantomeno a votare la fiducia al nuovo governo.

Bisogna prima concordare il nome del nuovo capo di Stato, l’intimazione di Vv, che si era scontrata tuttavia con il niet dei partiti di opposizione. L’opzione Sejdiu sembrava risolutiva in questo senso.

Potrebbe invece non esserlo. L’accordo tra Vetëvendosje e Ldk, infatti, potrebbe saltare a causa di sei “franchi tiratori” dello stesso Ldk, un pugno di “ribelli” che ha deciso di sabotare l’elezione di Sejdiu, facendo così potenzialmente mancare il quorum di almeno 80 deputati, necessario per l’elezione del capo di Stato nelle prime tornate. Il partito di Kurti e l’Ldk, con il sostegno dei partiti che rappresentano le minoranze, sulla carta avrebbero superato senza problemi il quorum. Ma l’intesa non aveva fatto i conti con la “fronda” interna all’Ldk. Che rischia di ricondurre il Paese alle urne, per la quarta volta in meno di due anni.

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