Palazzo Gravisi, la storia in un centro multimediale a Capodistria
Tra le novità l’avatar parlante di Santorio e quadri animati: installazioni digitali, percorsi sensoriali, realtà virtuale accompagnano i visitatori dentro la cultura locale

Un laboratorio di memoria e futuro. È il nuovo Centro Multimediale Italiano “Gravisi”, spazio culturale dedicato alla storia, alla lingua e all’identità della Comunità nazionale italiana in Istria, inaugurato a Capodistria e realizzato all’interno dello storico Palazzo Gravisi-Buttorai, nel centro della cittadina istriana.
Non un museo tradizionale, ma un luogo immersivo e interattivo, pensato soprattutto per le giovani generazioni e per raccontare in maniera moderna una presenza italiana radicata da secoli in queste terre.
Attraverso installazioni digitali, percorsi sensoriali, realtà virtuale e contenuti multimediali, il centro accompagna i visitatori dentro la storia dell’Istria e delle sue comunità, intrecciando cultura, lingua, memoria e convivenza.
Tra le esperienze proposte ci sono l’avatar parlante di Santorio Santorio, la ricostruzione virtuale del Castel Leone, i percorsi dedicati al dialetto istroveneto, giochi linguistici sulla gastronomia istriana, quadri animati e approfondimenti su figure simboliche come Tartini. Un viaggio che mette insieme innovazione tecnologica e patrimonio storico, con l’obiettivo dichiarato di fare del centro un punto di riferimento culturale aperto al territorio e al turismo internazionale.
L’inaugurazione si è svolta alla presenza delle autorità slovene e italiane, dei rappresentanti delle comunità italiane del territorio, delle associazioni degli esuli e di numerosi ospiti del mondo culturale e istituzionale. Ad aprire la cerimonia è stato il presidente dell’Unione Italiana Maurizio Tremul, che ha definito il nuovo spazio «un faro di divulgazione del sapere sul passato e sul presente della Comunità nazionale italiana».
Tremul ha ricordato il lungo percorso storico attraversato dagli italiani dell’Istria, parlando di «una comunità travolta dall’esodo ma animata da una straordinaria voglia di sopravvivenza, capace di continuare a costruire dialogo, collaborazione e pace». Qui, ha spiegato, «i grandi del nostro passato rivivono e ci parlano in italiano, sloveno, croato e inglese».
Significativo l’intervento pronunciato in lingua italiana dal sindaco di Capodistria Aleš Bržan, che ha evidenziato il valore simbolico dell’iniziativa e il miglioramento dei rapporti tra le comunità. «Sono felice due volte – ha detto – perché avete restituito alla città un edificio bellissimo. La storia ci ha parlato di tante strette di mano, alcune delle quali hanno fatto male; qui invece si parla di abbracci e baci. E se gli abbracci possono essere troppo forti, i baci non lo sono mai. Auguro quindi alle nostre culture e alle nostre lingue di continuare ad abbracciarsi ancora a lungo».
Per il programma Interreg Italia-Slovenia è intervenuta Laura Comelli, che ha espresso l’auspicio che il centro possa diventare «un punto di interesse non solo per i cittadini ma anche per i turisti», grazie alla forte componente multimediale e innovativa.
Il direttore dell’Ufficio per le nazionalità della Repubblica slovena Stanko Baluh ha parlato invece di un luogo capace di proiettare la memoria verso il futuro.
Dalla vicina Croazia è arrivato il saluto della vicepresidente della Regione Istriana Jessica Acquavita, che ha definito il progetto «ambizioso e lungimirante: dimostra ancora una volta che la nostra comunità c’è sempre stata e continua a essere parte integrante di questo territorio».
A nome del Ministero degli Affari esteri italiano è intervenuto Daniele Rampazzo, sottolineando il valore transfrontaliero dell’iniziativa e il ruolo fondamentale dei giovani. Rampazzo ha ricordato pure l’importanza del mondo dell’esodo «come parte fondamentale di una comunità che finalmente si sta ricomponendo».
Presente anche il sottosegretario al ministero della Cultura sloveno Marko Rusjan, accanto ai rappresentanti delle associazioni degli esuli: Renzo Codarin, Giorgio Tessarolo e Fabio Tognoni. Presenze significative, a testimonianza di un percorso di ricomposizione della memoria storica che negli ultimi anni ha trovato nuovi spazi di dialogo.
A chiudere la cerimonia è stato l’ambasciatore italiano a Lubiana Giuseppe Cavagna, che ha ricordato il lavoro portato avanti per decenni dalla comunità italiana locale. «Queste mura – ha affermato – hanno visto l’opera volontaria di chi ha mantenuto viva la lingua e la cultura italiana e questa inaugurazione è il frutto di decenni di impegno e idee».
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