Morte di Ratko Mladić, l’incertezza sui funerali a Belgrado e la manifestazione dei suoi seguaci a Srebrenica
La salma dell'ex generale è ancora nei Paesi Bassi per le verifiche del giudice ONU Bonomy. Vučić lascia la decisione sulle esequie alla famiglia

Bocche cucite a Belgrado, indagini in corso nei Paesi Bassi, da cui ancora non trapela alcunché. E nuove provocazioni in cantiere. Continua a tenere banco, nei Balcani, la morte di Ratko Mladić, condannato in via definitiva all’ergastolo per crimini di guerra, contro l’umanità e per il genocidio di Srebrenica, spirato il 27 agosto, mentre era ricoverato nell’ospedale del carcere de L’Aja.
Ma dopo le manifestazioni e le cerimonie in suo onore, che tanta eco hanno avuto al di fuori della regione, il sollievo di vittime e sopravvissuti e le polemiche su possibili «onori» da tributare a Belgrado a Mladić, rimane fitto il mistero sul corpo dell’ex generale.
Corpo che, per ora, rimane all’Aja, ha suggerito il Meccanismo residuale Onu (Mict), “erede” del Tribunale penale per l’ex Jugoslavia. Mict che aveva precisato infatti che, prima di rendere la salma alla famiglia, sarebbe stato necessaria una «inchiesta approfondita sulle circostanze della morte» di Mladić.
A essere assegnato al caso è stato il giudice scozzese Iain Bonomy, alle spalle una lunga esperienza da magistrato nello stesso Tpi. Bonomy già da venerdì è nei Paesi Bassi per investigare sul decesso. Ma per ora non si è pubblicamente espresso sulle risultanze della sua inchiesta. Non investigheranno invece le autorità olandesi, che hanno deciso di soprassedere e di non richiedere neppure l’autopsia sul corpo dell’ex generale.
E il funerale? Dopo le uscite, forse incaute, del ministro serbo della Giustizia, Nenad Vujić, che aveva evocato i più alti «onori militari e di Stato» per Mladić al momento dell’inumazione, a Belgrado è calato il più totale silenzio sul tema.
Ci saranno funerali di Stato, come alcuni hanno compreso, solo un picchetto militare oppure una mera cerimonia privata? Lo stesso presidente Vučić, intervenuto sul tema, ha specificato che tutti i dettagli saranno decisi dalla famiglia.
La «glorificazione dei criminali di guerra è contraria ai valori europei fondamentali e non ha posto né nell'Ue né nei paesi che aspirano ad aderirvi, questo sarà il criterio in base al quale valuteremo anche ciò che accade in Serbia», ha ribadito lunedì la Commissaria Ue all’Allargamento Marta Kos, a margine del Forum strategico di Bled, lettura condivisa dal premier croato Plenković.
Nell’attesa, non si fermano le speculazioni. Sul tavolo rimangono infatti anche altre opzioni. Quella al momento meno realistica suggerisce una inumazione in Bosnia, un’altra, il “modello Milošević”, sepolto nel giardino della sua casa-natale a Požarevac.
La cosa certa è che le polemiche non scemano. In Macedonia del Nord, politici di etnia serba hanno diffuso messaggi pro-Mladić, scatenando un polverone. E per mercoledì sera è stato annunciato proprio a Srebrenica un raduno in memoria di Mladić. Ma, a meno di 48 ore dall’appuntamento, non è ancora chiaro neppure chi lo organizzi. Il Memoriale di Srebrenica-Potočari ha chiesto nel frattempo alla polizia di chiarire se la manifestazione sia stata regolarmente notificata e da chi, se abbia ricevuto permessi e chi ci sia dietro. Nel frattempo, quattro associazioni di sopravvissuti hanno già presentato a loro volta la richiesta per una contro-manifestazione pacifica, per far da contraltare ai “nostalgici”.
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