Serbia, terremoto nella Polizia criminale: il capo agli arresti
L’ipotesi della Procura: depistaggi e prove false nell’indagine su un omicidio nel mondo della criminalità. Fermato anche il vertice dei Servizi anticrimine

Domenica 25 ottobre le elezioni parlamentari con la vittoria netta della Lista studentesca; venerdì notte il terremoto finanziario con la licenza revocata alla Alta Banka, istituto di credito ritenuto vicino alla classe politica al potere fino a una settimana fa; domenica l’arresto del capo della Polizia criminale e del capo dei Servizi anticrimine.
È questo l’ultimo avvenimento clamoroso avvenuto nel giro di pochi giorni in Serbia, Paese atteso alla transizione verso una nuova stagione politica dopo gli anni al potere di Aleksandar Vučić, l’ex presidente sconfitto dagli Studenti.
A ordinare l’arresto del capo della Direzione della polizia criminale serba (Ukp), Marko Kričak è stata la Procura superiore di Belgrado: l'accusa è di abuso d'ufficio per aver depistato e creato false prove su un caso di omicidio avvenuto nel mondo della criminalità, e per presunti maltrattamenti e pestaggi durante interrogatori.
In arresto anche Boško Sekulović, capo del Servizio per la repressione della criminalità, che lo avrebbe coadiuvato. La notizia è riportata da media serbi, fra cui Tanjug e Vreme. Kričak ha ricoperto per poco più di un anno l'incarico di capo dell'Ukp; prima aveva guidato l'Unità protezione di persone e strutture. Kričak - scrive Vreme - ha diretto l'operazione di polizia per l'omicidio di Aleksandar Nešović avvenuto in maggio in un elegante ristorante.
L'inchiesta era stata caratterizzata da forti incongruenze fin dall'inizio: Kričak aveva diretto all’inizio l'azione di polizia includendo nel rapporto e nella denuncia penale anche Veselin Milić, allora capo della polizia di Belgrado chiamato in causa per il crimine per favoreggiamento, arrestato e rilasciato. Kričak è accusato anche di aver fabbricato e alterato elementi probatori contro Milić.
L'arresto nasce da una formale contro-denuncia penale presentata dai legali di Milić: passo che svela una faida per il controllo dei dipartimenti di sicurezza statali in Serbia.
Il nome di Kričak è salito agli onori della cronaca anche quando una studentessa - con una denuncia penale - lo ha accusato di minacce e brutalità poliziesca in un'autorimessa del governo serbo durante le proteste del movimento studentesco.
I due arresti sono avvenuti nel giorno del secondo anniversario della tragedia della stazione ferroviaria di Novi Sad, nel nord della Serbia, dove il crollo di una pensilina appena costruita fece 16 vittime. Migliaia di persone si sono riunite ieri per la commemorazione.
Quell'episodio e la rabbia per l'opacità dei contratti di appalto dei lavori infrastrutturali e la corruzione furono l'innesco delle proteste studentesche che si sono poi organizzate in movimento politico con la costruzione della Lista che il 25 ottobre ha appunto vinto le elezioni.
Per il caso del crollo della tettoia, sono attualmente in corso tre procedimenti presso tre diverse procure: la Procura Generale di Novi Sad e quella di Belgrado (Vjp), nonché la Procura per la Criminalità Organizzata, ma in nessuno dei casi il processo è ancora iniziato.
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