Danubio senz’acqua: stop alla centrale nucleare di Paks e allarme blackout nei Balcani

L’ondata di caldo mette in ginocchio l’Europa centro-orientale: navi bloccate, riaffiorano i relitti e cresce il rischio energetico

Valmer Cusma
epa13140262 A view of the MVM Paks Nuclear Power Plant, which had to close its Reactor 3 due to extremely low water levels on the Danube River, in Paks, Hungary, 29 July 2026. EPA/DANIEL KISS HUNGARY OUT
epa13140262 A view of the MVM Paks Nuclear Power Plant, which had to close its Reactor 3 due to extremely low water levels on the Danube River, in Paks, Hungary, 29 July 2026. EPA/DANIEL KISS HUNGARY OUT

L’ondata di caldo estremo e la drammatica siccità che stanno colpendo l’Europa centro-orientale hanno ridotto il fiume Danubio a livelli minimi storici, innescando una severa emergenza energetica. I governi di Ungheria e Serbia si trovano a dover adottare provvedimenti straordinari per evitare blackout e garantire la stabilità della rete elettrica continentale.

Si ferma la centrale nucleare di Paks

La situazione più critica si registra in Ungheria, dove la storica centrale nucleare di Paks è stata completamente fermata. Per la prima volta in 44 anni di attività, l’impianto che da solo copre circa il 40% del fabbisogno annuale di elettricità del Paese, ha dovuto interrompere la produzione. Il livello del Danubio è infatti sceso al di sotto della soglia minima di sicurezza, rendendo impossibile il prelievo dell’acqua necessaria al sistema di raffreddamento dei reattori.

Caldo e niente piogge: dalla Germania all’Est, il Danubio va in crisi

La paralisi di Paks ha privato improvvisamente l’Ungheria della sua principale fonte energetica interna, costringendo il governo del premier Péter Magyar a fare massiccio affidamento sulle importazioni di elettricità dai mercati esteri e a fare appello alle grandi aziende industriali, inclusi i comparti dell’automotive e dei produttori di batterie, perché riducano drasticamente i consumi alleviando così la pressione sulla rete nazionale.

Crisi in Serbia e sistema vulnerabile

La crisi non risparmia nemmeno la vicina Serbia, dove l’emergenza idrica colpisce l’altro pilastro della produzione energetica balcanica: l’idroelettrico. Il drastico calo della portata del Danubio ha sensibilmente ridotto la capacità produttiva della centrale idroelettrica di Djerdap (le Porte di Ferro). Anche Belgrado si trova così a gestire una carenza strutturale improvvisa, implementando misure contingenti per ottimizzare le riserve residue e bilanciare il carico elettrico nazionale tramite accordi di scambio transfrontalieri.

L’emergenza mette in luce la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche europee di fronte ai cambiamenti climatici. Sia il nucleare sia l’idroelettrico, pur non dipendendo da combustibili fossili, restano fortemente vincolati alla disponibilità e alla temperatura delle risorse idriche superficiali. La cooperazione regionale e il potenziamento dei corridoi di importazione elettrica rappresentano, al momento, le uniche soluzioni immediate per scongiurare un collasso energetico nei Balcani in attesa del ritorno delle precipitazioni.

Navigazione in tilt e relitti bellici allo scoperto

Intanto la forte secca del Danubio sta fortemente penalizzando anche la navigazione commerciale e il trasporto merci. Le navi mercantili non possono viaggiare a pieno carico per evitare il rischio di incaglio. I vettori navali devono alleggerire i carichi di materie prime come acciaio, carbone e prodotti agricoli, allungando i tempi di consegna e moltiplicando i viaggi.

In Romania e Bulgaria la portata è vicina a un terzo delle medie storiche. Questo ha provocato il blocco totale dei traghetti transfrontalieri e lasciato ferme le chiatte cariche di grano. Infine, il ritiro record delle acque ha esposto enormi banchi di sabbia e fatto riaffiorare storici relitti bellici come in Croazia e Serbia, riducendo drasticamente lo spazio sicuro nei canali navigabili, una situazione mai vista prima.

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