La stretta sugli immigrati del governo sloveno: Janša prepara la riforma della Legge sugli stranieri
Le proposte dell'esecutivo: test di lingua più difficili, attesa di tre anni per le famiglie e soglie di reddito raddoppiate

Un governo di centrodestra lavora a una riforma radicale, ancora in bozza, potenzialmente capace di peggiorare le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori stranieri, secondo i critici. E parte del Paese, in testa la società civile, ribolle.
Accade in Slovenia, dove l’esecutivo guidato da Janez Janša ha messo in cantiere una riforma della Legge sugli stranieri che potrebbe rivoluzionare le condizioni di soggiorno, integrazione e ricongiungimento familiare di migliaia di stranieri, inclusi quelli di Paesi balcanici extra-Ue, tradizionale “bacino” da cui Lubiana attrae forza lavoro.
Lo scorso giugno, secondo stime governative, i lavoratori stranieri in Slovenia erano poco meno di 153.000 (il 16,5% del totale della forza lavoro), quasi la metà dalla Bosnia.
Le modifiche della riforma
La riforma su cui lavora il ministero degli Interni e della Pubblica amministrazione potrebbe introdurre modifiche assai significative. Sul tavolo ad esempio ci sono lo stop alla completa gratuità dei corsi di lingua slovena per stranieri e il contemporaneo irrigidimento del livello di conoscenza dello sloveno richiesto per il permesso di residenza permanente, dal livello A2 al ben più complesso B1.
Più dirompente è l’idea di allungare i requisiti per la riunificazione familiare: un lavoratore straniero extra-Ue, se le modifiche saranno adottate, dovrà aspettare tre anni al posto di uno, come accade ora, per presentare la richiesta di ricongiungimento. A stretto giro di posta, il ministero degli Interni ha poi rilanciato: per poter richiedere il permesso di soggiorno sarà necessario dimostrare di disporre di mezzi di sussistenza sufficienti, valutati in 1.014,86 euro al mese, cifra raddoppiata al confronto con gli attuali 507,43 euro.
Le modifiche, formalmente in cantiere anche per recepire la direttiva Ue sul permesso unico di soggiorno e lavoro, stanno già creando malumori.
Le critiche alla riforma
Si tratta di norme che «comporterebbero pesanti conseguenze per i lavoratori e le loro famiglie, aggravando al contempo la condizione di assoggettamento dei lavoratori ai datori di lavoro e favorendo diverse forme di sfruttamento», ha segnalato ad esempio l’Istituto per gli studi sociali e politici contemporanei.
Per il ricongiungimento bisognerà dimostrare «un reddito di circa 2.200 euro netto al mese, quando quello medio in Slovenia è di 1.700», livello difficilmente raggiungibile dai lavoratori stranieri, ha denunciato Urša Regvar, del Centro per i diritti umani Pic.
E l’altra sera più di mille persone, tra cui molti immigrati, sono scese in piazza a Lubiana per protestare contro le proposte legislative, rispondendo a un appello delle Ong Ambasada Rog e Delavska Svetovalnica. «Siamo qui», hanno detto davanti alla sede del Governo, accusandolo di «razzismo burocratico».
Secondo le Ong le nuove norme potrebbero portare all’espulsione di migliaia di stranieri. E a un maggiore sfruttamento, con «un sistema di semi-schiavitù, sul modello degli Stati del Golfo», che si starebbe preparando, in Slovenia.
Riproduzione riservata © Il Piccolo








