Putin firma con la Slovenia il patto per "Southstream"
La pipeline convoglierà dalla Russia 63 miliardi di metri cubi di gas all'anno Un ramo arriverà via terra fino a Trieste, l'altro via mare raggiungerà la Puglia formata una societa' ad hoc. Permetterà di bypassare l'Ucraina e di evitare le crisi politiche

BRDO PRI KRANJU. La politica energetica su tutto. Il progetto Southstream è stato il piatto forte della visita del premier russo Vladimir Putin in Slovenia. Ieri a Brdo pri Kranju, infatti il presidente del consiglio di amministrazione di Gazprom, Alexey Borisovich Miller e il presidente della slovena Geoplin, Marjan Eberlinc hanno sottoscritto l'accordo tra le due società e l'atto di nascita della società mista sloveno-russa (al 50% del capitale) South Stream Slovenia che gestirà la tratta slovena del gasdotto tra Russia e Italia. Uno studio di fattibilità dell'intero progetto Southstream è già stato predisposto.
Quello relativo alla tratta slovena è sotto la responsabilità di Geoplin e i suoi risultati sono già stati riversati alla socia Gazprom. Con la firma del memorandum di ieri l'intero progetto è entrato nella fase realizzativa. Un progetto - hanno dichiarato le parti - di grande rilevanza non solo per quanto riguarda la mole di investimenti previsti ma anche per il ruolo sempre più rilevante che vengono ad assumere sia Gazprom che Geoplin. Il progetto infatti influenzerà la mappa energetica europea e contribuirà a ridisegnare l'intera politica energetica del Vecchio continente, concretizzando la realizzazione di una "strada" alternativa al normale flusso di gas che sempre dalla Russia arriva attraverso l'Ucraina, ponendo così al sicuro l'Europa da eventuali crisi politiche (leggi le recenti tensioni tra Kiev e Mosca) che avrebbero una sicura ricaduta anche sulle forniture di gas.
Il progetto Southstream è nato il 23 giugno del 2007 con l'accordo tra l'italiana Eni e Gazprom le quali hanno anche dato vita a una società comune che è stata registrata in Svizzera nel gennaio 2008. Il gasdotto parte dalla Russia, attraversa il Mar Nero e giunge in Bulgaria. Da qui si divide in due. Una parte si estende attraverso la Serbia, l'Ungheria e la Slovenia per giungere fino a Trieste. Il ramo Sud, invece, dalla Bulgaria attraversa la Grecia, il Mare Adriatico per giungere in Puglia. Tutti i Paesi interessati al passaggio, tranne l'Italia, hanno aderito al progetto grazie ad accordi intergorvernativi. Gli ultimi due Paesi ad aderire sono stati la Croazia e la Turchia. Finora l'80% del gas russo giunge in Europa passando attraverso l'Ucraina. Il gasdotto Southstream garantirebbe l'approvvigionamento di 63 miliardi di metri cubi all'anno. Il progetto, come hanno ricordato ieri Miller e Eberlinc, contribuirà alla diversificazione delle fonti energetiche per l'Europa e a un maggiore flusso di gas verso il Vecchio continente.
Contemporaneamente, grazie anche all'accordo sottoscritto ieri qui a Brdo, assicurerà alla Slovenia un importante ruolo quale paese di transito rafforzando così la sua posizione geostrategica nella politica energetica europea. E l'Italia? Southstream, lo ricordiamo, è stato al centro dei recenti colloqui avuti a Villa Madama a Roma dal ministro degli Esteri, Franco Frattini con il suo omologo sloveno Samuel Zbogar. L'Italia ripone grande importanza nel progetto proprio per il suo ruolo di fonte alternativa a quella che normalmente assicura le forniture di gas attraverso l'Ucraina. Ben due rami di Southstream giungeranno in Italia (Puglia e Trieste) contribuendo così in modo determinante all'approvvigionamento energetico della nostra penisola.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








