L'Ue impone lo stop al Prosecco croato, Italia soddisfatta

Nonostante il provvedimento i produttori triestini lamentano la mancata applicazione dei provvedimenti presi a favore dei vitigni in zona carsica

TRIESTE La Commissione europea è riuscita a parare "in zona Cesarini" il tentativo della Croazia di ottenere una deroga sull'utilizzo della denominazione Prosecco nell'ambito del negoziato di adesione all'Ue. È quanto emerso ieri nell'ambito dell'iniziativa "Prosecco, più di un vino una cultura" promossa dagli europarlamentari Giancarlo Scottà della Lega Nord e Antonio Cancian del Pdl. A raccontarlo è stato il presidente della commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro (SD) riassumendo le conclusioni del tavolo tecnico di confronto a cui erano presenti anche alti responsabili della direzione generale agricoltura alla Commissione europea.

De Castro ha poi ricordato i poteri di codecisione con i quali il Parlamento europeo cercherà di migliorare la proposta della Commissione europea sulla politica di qualità. Al riguardo, l'eurodeputato Scottà ha puntualizzato che insieme a De Castro farà il tentativo di inserire impegni futuri o riferimenti specifici sulla tutela delle bevande europee che per il momento non rientrano nel documento per la riforma della politica di qualità in Europa. Soddisfatto del dibattito tecnico sul Prosecco, Roberto Ciambetti, assessore delle politiche di bilancio della Regione Veneto, il quale ha ricordato che «da tempo il presidente Luca Zaia opera in favore del Prosecco e delle altre eccellenze venete, grazie anche a programmi di enogastronomia e protezione del territorio».

Quanto al presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro, ha sottolineato la necessità di ottenere una certificazione sula produzione di Prosecco in ambiente sostenibile, ricordando che è già stata aperta la procedura di riconoscimento da parte dell'Unesco delle aree collinare dove si produce. La doc interregionale "Prosecco" era stata perfezionata a tutela dei milioni di bottiglie frizzanti prodotte nelle aree venete e friulane con il fondamentale "contributo" dei viticoltori triestini. Per proteggere le produzioni di Prosecco di Valdobbiadene e dintorni, i viticoltori veneti hanno incalzato quelli triestini chiedendo l'utilizzo della denominazione geografica "Prosecco" riferendosi all'omonima frazione triestina, includendo nel disciplinare della nuova doc pure l'utilizzo della "Glera", vitigno autoctono triestino da cui già nei secoli scorsi si produceva il "Proseker".

«Stando allo stop imposto ai produttori croati, sembra che la nuova disciplinare stia dando i suoi risultati - interviene Sandi Skerk, presidente del Comitato Tecnico Doc Carso e vicepresidente della Doc Collio/Carso - Peccato che tutto giochi a solo vantaggio dei produttori veneti e friulani, mentre per quelli triestini rimane l'ansia e la preoccupazione del mancato rispetto per quel protocollo a suo tempo siglato dalle due regioni e dal Ministero dell'Agricoltura che prevedeva una serie di provvedimenti a favore del nostro territorio».

Skerk si riferisce alla messa a punto dei nuovi piani di gestione del Carso e dintorni, oggi "ingessati" dai vincoli comunitari, del recupero dei terrazzamenti sul ciglione carsico, della messa a punto del piano di sviluppo dell'agricoltura triestina e dell'apertura a Prosecco di una sede per la promozione dell'omonimo vino. Perplessi anche Benjamin Zidarich e Andrej Bole, due viticoltori di punta del comparto triestino: «La nuova Doc non ci ha portato finora i benefici promessi. In Veneto e Friuli hanno piantato nuove viti, qui continuiamo a sopravvivere strozzati dai vincoli».

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